Articoli marcati con tag ‘spazi vuoti’
vuoto
Sabato, 26 Dicembre 2009“La paesologia non dà ricette per curare, ma si prende cura di guardare, di aggirarsi senza meta, di indugiare o anche di andare via alla svelta. Non ci sono regole, questionari da riempire, non c’è un formulario da approntare. Si esce per poche ore oltre la prigione domestica, oltre la prigione della propria professione, si va nei luoghi più nascosti e affranti e sempre si trova qualcosa, ci si riempie perché il mondo ha più senso dov’è più vuoto (more…)
spazi vuoti (12)
Lunedì, 21 Dicembre 2009Tentativo metodologico #1
Nessuno spazio in effetti è letteralmente vuoto. C’è sempre qualcosa o qualcuno che vi abita. Una piazza abbandonata può svelare un’imprevista identità lontana dalla funzione per la quale la piazza è stata costruita: potrà essere, per esempio, un luogo d’incontri extraconiugali.
L’assenza che determina la qualifica di vuoto a uno spazio in realtà non è la vita degli altri, ma la vita di chi osserva e non scorge gli amanti nascosti dietro un cespuglio. La costatazione di un’assenza (la gente normale che va in piazza coi bambini, eccetera) attribuisce allo spazio la qualifica di “vuoto”.
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Bolla d’aria (2)
Domenica, 20 Dicembre 2009di Adriana Iacono
Presi un autovolo affollato in direzione fondo ovest. Premetti il pollice contro la macchinetta di vidimazione d’identità, una voce mi ringraziò con garbo meccanico. Da quando il denaro era sparito dalla circolazione la vita sembrava più fluida. Senza l’impiccio di uno scambio mercenario tutto era più facile, che si trattasse di un semplice passaggio su un mezzo pubblico o un’intensa esperienza emotiva in una cabina ergonomica. Trovai posto nella seconda corsia laterale vicino al finestrino. Non avevo una meta precisa ma volevo godermi lo spettacolo. Il mezzo partì sbuffando vapori aromatizzati contro i passanti. A bassa quota già si sparavano i primi arcobaleni sfavillanti e i bambini soffiavano i loro “oh” di stupore sui vetri. (more…)
spazi vuoti (6)
Mercoledì, 25 Novembre 2009Il letto sfatto, i piatti sporchi dentro il lavabo, un vaso senza pianta, una panchina sul mare, il passo dello Splugen, Mantova di notte, la sabbia, lontano all’orizzonte una petroliera, tanti alberi d’ulivo, le colline verdi, una casa cadente, l’insegna luminosa all’alba, un locale in orario di pulizie, un tazza di tè ormai freddo, l’aula scolastica a luglio, dietro le quinte la mattina, un pianoforte senza musica, un violino senza corde, il Cretto di Burri, i vestiti sopra la sedia, un sintetizzatore, un albero al di là delle nuvole, il cielo di novembre, un romanzo di successo con le solite parole, una traduzione, le lettere di carta, la nostalgia delle cose antiche, un paese in autunno, un campo di grano, il sole dietro la nebbia, una libreria in legno riempita da volumi d’enciclopedia medica, una sala cinematografica piena di gente, la fila al casello autostradale, una stufa guasta, una bottiglia di rum svuotata, il portacenere immacolato, tanti palazzi e tante antenne paraboliche, la Villa Savoye di Poissy, una televisione spenta, una televisione accesa, degli orribili occhiali da sole, una gonna a fiori, la vista del vento, le serrande abbassate, via Plebiscito senza la carne di cavallo, la messa di mattina, il sabato sera, il giorno dopo, un Museo, il tramonto. (fg)






