Articoli marcati con tag ‘marzamemi’

spazi vuoti (3)

Sabato, 14 Novembre 2009

Trovare residui di vita. Pantaloni appesi alla corda, un pensiero in forma di sedia, una casa sfaldata dal tempo e dall’assenza. Un quartiere disabitato ridotto a fatto estetico e antico. La nostalgia che prende la forma di porte sfondate, vetri infranti, l’erba rampicante che conquista le facciate, terrazze cadenti. C’è l’estetica del “c’era una volta”, corteggiata da poetucoli letterati e dalle nonne in lutto. Ma se ne sono andati tutti e la storia ha sbugiardato Bufalino e Tornatore. Ci vivono solo gli africani e gli studenti. Com’era bello una volta, dicono gli altri; i giovani sognano Shangai. E se ne sono andati tutti. E hanno edificato i palazzi quadrati di cemento per la Milano del sud. Una volta non era bello perché se ne sono andati tutti. Una volta era povero e triste. La povertà non è bella. Le case povere solo oggi sono belle perché disabitate e ridotte a oggetti da museo: non ci vive nessuno. Sono belle da fotografare. Da ricordare. Per esercitare la nostalgia della giovinezza. Solo per questo è bello il centro storico di qualsiasi paese siciliano. (more…)

spazi vuoti (1)

Martedì, 3 Novembre 2009

I luoghi possono essere come le parole. Se dico mare, penso a un mare, quello più vicino ai miei ricordi o alla mia vista. Se dico mare, penso al mio mare, coi colori e le storie che mi appartengono. Se osservo la foto di un mare lo abito con l’immaginazione e mi tuffo in un luogo che non c’è. Lo spazio è funzionale all’uomo. Se lo spazio è vuoto, la funzione è la metafisica. Lo spazio rilancia sempre una funzionalità. È uno slancio ideale. Ci sono luoghi umani, colmi dell’assenza dell’uomo; ci sono luoghi disumani che traboccano della presenza umana. Nella disumanità l’uomo è di passaggio. Va, non resta. Nell’umanità dello spazio pubblico l’uomo è assente, resta con l’idea, ma non la trascorre. L’uomo contemporaneo non attraversa più lo spazio umano, vi rimane in privato dentro le abitazioni artificiali. Ha abbandonato la bellezza per sognarla solitariamente. Viverla non è più possibile. Viverla significherebbe stare lontano e non muoversi. Oggi si pensa in funzione della “vicinanza a” e della “velocità per”: ora e subito. Empty space è un progetto di immagini e scrittura. Registro lo spazio vuoto e fermo, dove l’uomo s’aggira come un fantasma.

(fg)

novembre

Domenica, 1 Novembre 2009