Articoli marcati con tag ‘marcel proust’

spazi vuoti (14)

Sabato, 9 Gennaio 2010

Tentativo metodologico #2

Una cifra distintiva del paesaggio moderno è la commistione d’antico e nuovo: una chiesa ottocentesca sorge ai piedi di un grattacielo. È un fatto d’impatto estetico, ma non solo.  Il passaggio dall’antico al nuovo è stato registrato dagli autori come un processo in divenire. Il nuovo si è imposto con prepotenza, sinonimo di progresso, scienza e sviluppo. In una piazza di Scicli convivono palazzi in pietra rossastra e barocca insieme al cemento e alle sue forme cubiche: così l’edificio scolastico; così, poco distante, l’ufficio delle Poste. Chi è vissuto, quando l’antico diventava antico e il nuovo assumeva le forme del moderno, avrà associato alle costruzioni in cemento l’idea di progresso e civiltà. La realtà del benessere. Il benessere liberale che, in Sicilia, ha disprezzato spesso le forme dell’arte e della natura. In questo conflitto si è vissuti, il nuovo e il vecchio, attribuendo valori e disvalori, opponendo le forme e i mondi che hanno rappresentato, e volgendoli a una possibile convivenza.

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Proust e la musica

Martedì, 10 Novembre 2009

di Giuseppe Tinè

Ricordate la celebre pagina della Recherche proustiana sulla sonata di Vinteuil? È tratta da Un amore di Swann. Di cosa vi parla? Ad una delle serate mondane cui è solito partecipare, capita a Swann di udire una composizione musicale eseguita da piano e violino. Dapprima egli non gode se non la qualità ‘fisica’, materiale dei suoni che gli strumenti secernono; poi prova come un “piacere grande” - così dice – allorché, al di sotto della linea del violino, d’improvviso scorge la massa del pianoforte che su quella tenta sollevarsi. Solo ad un tratto però - rapito - cerca di cogliere qualcosa come una frase o un’armonia (non lo sa neanche lui) che passando - dice Proust - gli aveva aperto “più largamente” l’anima. E già l’idea dell’apertura, e quasi dello ‘squarcio’ su di un mondo sconosciuto, profondo, segreto - sembra annunciare qui quella visione della musica che nell’arco del brano si preciserà progressivamente.

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Combray, Marcel Proust

Venerdì, 2 Gennaio 2009

di Francesco Gianino

Marcel, si chiama così anche se noi non lo sappiamo ancora, ricorda tante cose della propria adolescenza, potrei chiamarla in realtà pubertà, e sono una catena ininterrotta di luoghi, personaggi, sensazioni, profumi, desideri e oggetti. Nella Recherche c’è un’apparente assenza di movimento tale che, paradossalmente, perché il protagonista cambi stanza, bisogna attendere cento e passa pagine. Di fatto il primo capitolo della Recherche, che porta il nome della località abitata dai nonni del Narratore, Combray appunto, è un lungo ricordare sotto le coperte, indugiando al mattino, prima d’alzarsi. Eppure dentro il ricordo corrono anni, luoghi, si elencano oggetti familiari, si materializzano odori e sapori, si rivivono esperienze, c’è un sorprendente azione “interiore” riflessa da fatti e relazioni “esteriori”. E soprattutto la memoria agisce sulle cose per imprimervi il cuore intimo di Marcel, riportando a galla frammenti di vita decisivi per riconoscere le linee di una educazione sentimentale.

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