Articoli marcati con tag ‘Derrida’

architettura e politica

Lunedì, 16 Novembre 2009

di Maurizio Blondet

Continuo a chiedermi se l’incomprensione, o sottovalutazione, dell’architettura di Roma non faccia tutt’uno con il fatale sviamento politico di quello che chiamiamo l’Occidente.

Prego di non pensare che il tema sia inattuale. L’architettura è la forma d’arte più radicalmente «politica», perchè è per essenza «pubblica». Non esiste un’architettura, diciamo «lirica», espressione di sentimenti privati, come esistono poesie liriche. Anche la villa privata del ricco, a Pompei o in Brianza, è – lo voglia o no l’architetto o il proprietario – «rappresentativa».

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Edipo, l’ultimo filosofo

Giovedì, 30 Luglio 2009

di Rosario Gianino

Chi parla le parole metafisiche che dicono verità, bellezza, unità, ente ? E’ veramente l’uomo che dice queste parole o in lui è altro, l’animale o la ragione ? Quale è la radice grammaticale e precategoriale dei trascendentali medievali, dei predicabili universali ? Il categoriale, il predicabile, il significato ideale, non è originariamente in articolata relazione con l’ostensione, l’indicazione ?  Se i nomi erano per Prisciano le sostanze seconde, alle sostanze prime non corrispondono piuttosto i sincategorematici, gli indessicali, i pronomi io, questo e gli avverbi ora , qui ?  Ma chi è ora qui ? chi dice io sono ? chi è il locutore e cosa gli sta di fronte come argomento?

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hegeliana - 3 - l’universale avversità

Sabato, 20 Giugno 2009

Non c’è universalità senza differenza. Questo il risultato della dialettica hegeliana che ho esaminato in hegeliana 2. Faccio un esempio: tutti gli organismi viventi sono costituiti da cellule, la cellula è l’universale vivente, ma proprio per questo esiste una varietà diversa di cellule tutte differenti quanti sono i tessuti organici. Il pensiero dell’universale pensa le differenze: universalità è differenziarsi. Foucault nel suo L’ordine del discorso ha instillato il dubbio che in ogni pensare antihegeliano contro Hegel “il nostro ricorso ai suoi danni  possa forse essere ancora un’astuzia che egli ci oppone e al fondo della quale ci attende, immobile e altrove”. E Derrida centra la questione affermando che “l’esteriorità, l’alterità sono concetti che da soli non hanno mai colto di sorpresa il discorso filosofico. Questo lo ha (se ne è) sempre occupato di (per) se stesso. Con queste etichette concettuali non lo si oltrepasserà mai, l’oltrepassare è il suo oggetto” (Margini della filosofia, 1972, ed.it. 1997, p. 9). (more…)