Archivio Contarini

di Rosario Gianino

Sono giunte in mio possesso varie carte appartenute a Monsignor Gaspare Contarini. Le acquistai da un antiquario di Basilea insieme ad un fondo di cinquecentine appartenuto ad Eichl Wallenstein.

Estratte dal fondo, che raccoglie anche una sezione Lechi, compongono un archivio di carteggi privati, memoriali personali, e bozze di documenti ufficiali, in totale n°30 fogli.

Misteriose rimangono le circostanze della loro scrittura, che ho preferito trascrivere in un italiano leggibile anziché lasciarla nella prosa Rinascimentale

Benchè il carteggio sia privo della documentazione relativa agli interlocutori e la circostanza aggravi l’oscurità delle vicende, ho scelto di rendere conto di tutto l’archivio senza selezionare questo o quello. La mia predilezione va senza dubbio ai fogli del Memoriale della Legatura papale a Venezia, che sono quelli più ricchi di gustosi episodi e incontri.

Rinascimento e Riforma in Europa sembrano i contesti in cui collocare storicamente queste carte, e vi sono richiami a fatti e persone facilmente riscontrabili. Il Fontanini col suo Beneficium, la perdita di Rodi da parte degli Ospitalieri, Reginald Pole, Zorba. Tuttavia la quasi totalità dei fatti evocati, quelli riferiti alla politica internazionale, al nome dei Sovrani e dei Papi, risultano strampalati e fantasiosi. Lo stesso nome di Monsignore, nonché le idee che egli esprime, se pur ricordano qualcosa delle figure del Contarini o del Sadoleto, non possono da sole identificarlo con un qualche persona realmente esistita.

Apparentemente ci troviamo di fronte ad una burla, ad uno scherzo, ad un falso, dove però non si capisce bene in cosa consista il divertimento, visto il tono perlopiù decorosamente elevato e accorato che gli scritti mantengono. La mia ipotesi è che in realtà esistano altre lettere e carte dalla cui comparazione sarebbe possibile ricostruire una specie di finto Cinquecento alternativo e impossibile.

by R.G.

I fogli sono ordinati e classificati nella seguente maniera:

D1(….)= La prima lettera alfabetica indica, con E le epistole, con D le bozze dei documenti ufficiali, con M i memoriali e le pagine private; il numero indica il foglio di appartenenza, tra parentesi, non sempre presente, è indicata l’occasione o l’argomento.

D1 (Discorso per l’investitura cardinalizia)

Ha voluto il reggitor ultimo delle cose umane, attraverso le azioni e gli intendimenti di coloro che lo rappresentano e lo servono nel secolo e nella chiesa, che il suo umile e fedele Gaspare fosse investito dell’alto ufficio cardinalizio.
Innalzato nelle gerarchie non muto di qualità da quello che fui già canonico e vescovo.
E nei gravosi impegni a me affidati, in questi tempi efferati, non depongo l’attenzione e la cura alla sorte del popolo dei fedeli.
Voci e, più che voci, oramai vere grida di dolore e di prepotenza armata, hanno fatto sollevare, quali venti, turbinanti marosi da cui la nave della nostra chiesa è rimasta travolta e sbalzata di qua e di là, sino a infrangersi sulle scogliere aguzze delle armi.
Quell’acqua di sentina che prima si tollerava e a cui non si faceva caso s’è mutata in gravame nefasto che rischia d’affondarci tutti, e quel che peggio far annegare le anime dei fedeli.
Quel potere temporale che era ritenuto necessario per sostenere in alto la lucerna spirituale, ora c’ha invischiato in tali e tante contese da divenire cappa oscura che spegne ogni fiammella che si accenda ancora.
Per questa condizione di cui ho parlato solo in figura, è nostra intenzione chiedere al Pontefice che riunisca una commissione, un: CONSILIUM AD EMENDANDA ECCLESIA .
Troppo le cose temporali hanno prevalso sui fini dell’ufficio religioso.
Crediamo che si possa addivenire ad una riconciliazione degli scismi terribili, e ad una pacificazione tra le menti più aperte a cui segua un equa trattativa tra i popoli.
E ciò speriamo ardentemente, nonostante ci si appresti a veder correre sangue, persino in quelle contrade italiche che erano percorse solo da pastori semplici, cantate dai poeti arcadici, famose per formaggi e vini.
Nel voto che non sia ormai troppo tardi, ora che persino Roma è minacciata da uomini in armi, supplichiamo il Pontefice di scuotersi il giogo del malumore e del risentimento e pronunciare parole di rinnovamento per la sua chiesa.

E2 (Tentativi di un Concilio a cui partecipino pure i riformati)

Stimato Cardinale Trolle,
sebbene molti potrebbero far di questa lettera motivo di rinviarmi a quei dolci maestri della inquisizione, vi saluto rinnovandovi il titolo in cui voi foste consacrato un tempo qui a Roma, fiducioso che lo accogliate come pegno della unione nella vera religio.
E’ vero, sembra che i tempi orami siano finiti per le parole e che siano le armi a dettar legge. Tuttavia, che ne sarà della cristianità se lasciamo che si laceri e sbrani senza por nessuna parola di saggezza?
Ancora non mi risolverò a cosa alcuna senza che si mandi al Papa: e sperò che Sua Santità prometta, almeno in queste ore di angoscia e di pericolo persino per la sua stessa vita, per la fede di buon pastore et universale pontefice che deve ispirarlo, di fare che il tutto sia determinato per un CONCILIO GENERALE o per altra via equivalente con sincerità; avendo sempre mira al servizio di Dio.

E3 (Richieste a riguardo del Beneficium del Fontanini)

Caro Fratello Mattia,
La vostra mi arrivò qui ad Anagni, che raggiunsi son già due settimane, visto che la Dieta di Ratisbona non si tenne e tutti fummo richiamati a curar il destino della chiesa là dove il suo capo ha sede.
La sorpresa di esser fatto cardinale, mi lascia ancor quasi sbigottito, visto come il Papa attuale sia stato di mente e orientamento ostile ad alcun proponimento di conciliazione.
Eppure nello stato grave in cui versiamo questo è un segno.
Quanto a voi mi atterrisce l’idea che sino in terra Santa si preparino tele nascoste d’inganni e agguati. E più vi raccomando pertanto di stare accorto e vi affido nelle mie preghiere alla volontà dell’unico che è santo.
Voi conoscete padre Benedetto Fontanini. Io lo conobbi quando era conventuale a San Giorgio Maggiore in Venezia. Ora egli si trova a San Niccolo Arena a Catania.
Egli mi ha fatto sapere di aver scritto un’operella dal titolo De Beneficio Christi. Tale scritto sta mettendo in agitazione tutta quella parte della curia avversa alla conciliazione con i riformati.
In tal libricino si espongono i principi della nostra religione in modo che essi siano accettati dal cuore semplice e vengano amati per la loro verità e senza cavilli o sofisticherie.
Vi chiedo troppo se nel vostro viaggio di ritorno sbarcato a Malta e poi a Messina voi andiate poi in quel di Catania, e mostrando questa mia al padre vi facciate rifocillare, alloggiare e consegnare una copia di questo libretto sì importante?
Se potete farlo, fatelo con la discrezione, anzi il segreto massimo, che se avete qualcosa da temere dalla Curia Romana, portando questo libretto sotto il vostro mantello di penitente e pellegrino dovreste temere più assai per la vostra stessa vita.
Ma non so a chi rivolgermi, solo di voi posso fidarmi e intanto vorrei fare qualche passo nella direzione giusta del dialogo con i fratelli separati. Di questo libretto essi parlano già, ma nessuno lo ha letto.
Se qui non vince la parte che vuole il concilio, vincerà quella che vuole far lavorare la ruota e la corda dell’inquisizione.
E se questa ancora non si è mossa, e non ci sono stati ancora roghi di libri è perchè i soldati riformati sono già entrati per il portone negli stati pontefici.
Vi saluto con benedizione paterna

E4(Entrata degli Spagnoli in armi nelle terre del Pontefice difeso dai Veneziani)

Al Cardinale Trolle,
Eminenza, scrivo a voi in un attimo di pace, mentre i miei famigli stanno preparando il trasferimento da Anagni a Roccasecca e di lì, se necessità ci obbligasse, all’incastellamento di Gaeta.
Le truppe spagnole sono arrivate e i papisti le aspettano, in gran parte soldati veneziani. Adriano VI ha benedetto le armi che lo difendono riunite a Viterbo, da lì pensano di sbarrare la strada agli spagnoli da parte di mare o dall’appennino a secondo quale strada quelli decidano di prendere.
Il Santo padre non ha in questi momenti per pensieri altro che quello di battagliare e respingere gli invasori, l’udienza da me richiesta per discutere delle relazioni con i riformati è stata disdetta ed al momento so che a Roma si celebrano messe per chiedere che la misericordia dell’onnipotente risparmi la citta dalla devastazione e dal saccheggio violento degli eretici spagnoli. Quelle truppe son tenute ora peggio che i demoni, e non ci si fida tanto della protezione veneziana.
In questo frangente ho disposto che il mio palazzo romano, con i suoi giardini sia aperto per metà ala ai frati minori in modo che questi possano lì ospitare quanti in città legati alla nostra famiglia avessero bisogno di mura ove riparare alla tempesta che si abbatterà, è ho dato ordine che si prepari da mangiare al modo dei cappuccini e dei frati per chi lo richieda.
Adempiute per quanto ne ho facoltà le opere di carità, ci siamo rifugiati nella preghiera per volgerci alla fede dove il merito è poco e superato di gran lunga dalla miseria della nostra condizione.
Caro cardinale, vi scrivo soprattutto per avere da voi informazioni circa un frate tedesco, il Matteo Tannoiso, pellegrino in terra santa. Di pellegrini e penitenti i nostri tempi non mancano, ed essi di diverse teste, lo sappiamo. Costui però mi era sembrato degno di fiducia, e quindi, forse troppo frettolosamente, raccomandai a lui una certa missione delicata. Mi risolsi a far ciò perchè alcuni mi avevan detto che esso fosse stato in corrispondenza con il Riolo, stretto amico del Fontanini. Di queste notizie, lo stesso Matteo, devo dire aperto e franco, mi assicurò la veridicità, testimoniandomene in lettera, senza esserlo richiesto.
Ora avrei sperato che il Matteo potesse presto raggiungere la Sicilia per compiere quel certo impegno di cui l’avevo pregato, invece costui non solo mi annuncia la sua permanenza in Palestina, ma inoltre mi ribatte di esser in pericolo di vita per mano armata dai riformati. Cosa che mi sorprende grandemente. Non che credessi capaci solo i papisti di certe estreme risoluzioni, so che pure i riformati sanno usare il pugnale, e tuttavia avrei sperato tovare in Matteo qualcuno che sostenesse la causa del Concilio.
Ricevetti poi gradita missiva del Cramer che ha gettato ombre sinistre sulla figura del frate.
Riverendo vostra eminenza, aspetto per quanto può, uno scioglimento dei dubbi.

D5 (Pro consilio emendanda ecclesia)

AI VENERABILI FRATELLI PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE PACE E COMUNIONE E AGLI ALTRI ORDINATI AL MOMENTO SEPARATI

L’Europa è scossa in tutte le sue regioni da un febbre maligna apportatrice di gravissimi danni agli ordinamenti civili e spirituali.
Il filo delle spade sembra aver tranciato il filo sottile del dialogo tra le genti, e lo stesso deposito della fede è stato saccheggiato per nascondere dietro discorsi teologici le ambizioni di dominio secolare.
Le novità confessionali che sono sorte da diversi fonti ora sono confluite nell’unico fiume della protesta.
Essa nasce dagli abusi e dalla negligenza dei pastori, e dalle pratiche dei principi, non in una mutazione dei popoli che seguono confusi le decisioni prese da chi dovrebbe guidarli assennatamente.
Per non esservi nella dottrina professata grave ostacolo alla comunione nella fede, bisogna venire finalmente a quella medicina che per il passato usata in simili occasioni ha sedato tumulti, ovvero la celebrazione di un CONCILIO.
Questo è desiderato come rimedio salutare ed unico, dagli uomini pii e benintenzionati.
I principi e gli altri governatori, non curano la dottrina e desiderano solo ridurre preti e frati sotto la loro soggezione, sperando che per quel mezzo possano tenere meglio i regali e le giurisdizioni temporali che con tanta ampiezza sono passate nell’ordine ecclesiastico. Oppure i Cesari mirano a legittimare usurpazioni e annessioni, congiure e rivolgimenti, che vadano bene ai loro interessi.
Di questi casi pagano i popoli con guerre, carestie e con la confusione che nasconde le verità della religione rendendo questa settaria, superstiziosa, abominevole ipocrisia.
Il CONCILIO è utile se regolato con la Scrittura e indipendente dalle volontà e dalle deliberazioni dei principi.
Esso deve riunire gli alti prelati romani, riformati, scismatici che si impegnano nelle loro azioni e nelle loro parole a non fomentare violenze, inganni e tradimenti in nome della fede.
Il Pontefice Adriano VI vede come ogni giorno l’obbedienza va diminuendo e popoli interi sono trascinati dai principi a separarsi da Lui. Egli si convincerà se i conciliaristi si faranno sentire.
QUESTA LETTERA RIVOLGO A VOI FRATELLI IN COMUNIONE E SEPARATi PER CHIEDERVI IL SOSTEGNO A QUESTA IMPRESA DEL CONCILIO.
Scrivendo ai fratelli mentre Roma, la città di Pietro, è mimacciata dalla soldataglia e lo stesso Papa Adriano in pericolo di vita, vi chiedo di farmi chiare le vostre intenzioni e di mettere da parte gli indugi.
Il CONCILIO può rimediare ai mali della crisianità, perchè questi non sono nei popoli ma nei principi e nei prelati in cui valgono le pratiche e gli interessi temporali.
Nella pace della vera religio
Feudo di Roccasecca, 1517
G.C

E6 (Parere negativo dei riformati sul Concilio papale)

Reverend.mi Cramer e Trole presso le corti di Bretagna e Svezia
Le vostre parole dure arrivando da paesi lacerati dalla guerra potevo prevederle.
Mi duole ammetterlo ma forse lo scisma è diventato irreversibile.
Ciò che mi getta nella costernazione più profonda è il silenzio delle prelature cattoliche di Germania, Polonia, Spagna, Francia.
Forse non sono questi giorni in cui l’animo possa rivolgersi sereno alle questioni della fede?
Forse le uniche leve che muovono l’inerzia delle corti europee oggi sono i denari e le terre da strappare ai fratelli?
Voglio solo ricordare che se il Patrimonio di San Pietro venisse usurpato da una nazione e il Pontefice venisse condotto in esilio in terre non sue, noi non otterremmo certo maggiore devozione e maggiore pietà cristiana.
Anzi, io pavento che questa nostra fede che i martiri e i santi ci hanno consegnata non sparisca del tutto dalla faccia del mondo.
Si vuole questo?
A questo si arriverebbe seguendo i principi di una politica spregiudicata e insolente che spregia ogni sacralità.
A Viterbo, dove vidi giorni or sono il Santo Padre, calato in una armatura pesante, ebbi una premonizione oscura, credetti di vedere nella sua figura ferocemente ferrata l’immagine concreta e viva di una Chiesa incapace di parola e pietrificata.
Cari Fratelli Cramer e Trolle, oggi lottate conto l’Impero per la vostra sopravvivenza.
Vorrei che venisse dall’Impero una parola di conciliazione che non giunge.
Non riesco ad entrare nella mente del Pontefice, ma posso credere che voglia risolvere ogni questione con le alabarde imperiali?

E7 (Sempre sul concilio, ad un cardinale romano)

Caro Cardinale de la Poncher,
l’avermi voi fatta la cortesia di palesarmi i vostri pensieri è cosa già gradita.
Tra poco vi saranno più eretici che cattolici. E andando di questo passo saranno più quelli a interessarsi alle cose di chiesa che questi, di cui io stesso faccio parte.

M8 (Denuncia del Pomponazzi all’inquisizione)

Roccasecca 1517
Tutto tace dalla Curia.
E intanto abbiamo notizie che il nostro magister Pietro di Padova, è stato denunciato come eretico e il suo ultimo libro, De immortalitate animae è stato bruciato sulla pubblica piazza in Venezia.
Ad accusarlo sono gli agostiniani che non si accontentano di una semplice ritrattazione.
Se non fosse per le sue aderenze tra i cardinali e le sue frequentazioni ecclesiastiche, direi che è persino in pericolo di finire nelle celle dell’Inquisizione.
Al momento i Napoletani sono accampati a Montefiascone e ci si aspetta di vederli impegnarsi con i papisti nelle prossime giornate.
Mi dicono da Roma che per i ritardi dell’annona vi sono stati dei tumulti popolari e l’ordine è ritornato solo dopo che i magazzini sono stati presidiati da uomini armati.

E9 (Interessi dell’ordine templare verso Malta)

Fratello Penitente Mattia,
Vi accompagnino nel vostro pellegrinaggio le preghiere e i voti di quanti a Roma sperano in una rigenerazione della Chiesa.
Chiunque, disse Urbano II al Concilio di Clermont, andrà a Gerusalemme non per procurarsi onore e denaro, ma solo per devozione, per liberare la Chiesa di Dio, consideri quel viaggio al posto di tutte le altre penitenze.
Dunque lasciate il castello di Mushata, luogo più consono ai guerrieri che ai penitenti, ed entrate in Palestina e già che passerete per Amman fatemi sapere stato e salute della comunità siriana.
Il Gran Maestro del vostro ordine viaggia anch’esso per Europa per trovare finalmente una sede adeguata, dopo che Cipro e Rodi furono espugnate quarant’anni fa dai Turchi.
Anche per questo pensavo che Malta sarebbe stata una vostra meta, purtroppo la guerra con il Re di Spagna ha fatto saltare i discorsi che si erano condotti in tal senso. Era già pronta una disposizione reale che avrebbe concesso l’isola al vostro Ordine, ma tutto fu bloccato, comprese dispense papali.
Ricordate di essere obbligato all’obbedienza al Santo Padre e l’ordine in cui militate si contraddistinse sempre per l’abnegazione e la devozione alla Santa Sede.
Evitate per quanto possibile che si alimentino dissapori e screzi. Molti altri uomini che servirono la Chiesa, furono prima nel mondo soldati e fecero esperienza degli inganni dell’amor proprio.
Non peccate però di eccessiva umiliazione, disperando, che abbiamo bisogno anche di chi guidi gli altri, non solo di chi salvi la propria anima.

M10 (Adriano VI sconfigge gli spagnoli)

Dopo la sconfitta degli Spagnoli, Adriano VI ha deciso di mettere in casa iberica lo scompiglio proclamando una crociata che attraverserà Lombardia, Provenza e Catalogna.
A forza di bandi e anatemi e raccogliendo eserciti il Papa vuole giocare da forte in mezzo ai forti.
Siamo ritornati a Roma, e constatiamo che il popolino ha mutato umore ed ora è tutto riscaldato per il suo monarca e sacerdote Adriano, lo chiamano “Er papa sordato” e si immaginano che porterà in processione trionfante lungo i fori romani le spoglie dei nemici sconfitti e le ricchezze delle Indie.
Finora per quelle rovine noi abbiamo visto solo crescere erbacce e pascolare pecore. E non credo si vedrà cosa diversa nel futuro.
Alcuni hanno messo in giro la voce che sia lui il vero “Re d’Italia” e non il “testa ferrata” Emanuele di Savoia.
Così mutevole è l’inclinazione della massa.
Liberata la via degli Appennini e ristabiliti i collegamenti con Venezia la città respira e dimentica l’angoscia dei giorni precedenti.
In San Pietro in Vincoli, il nostro amato pontefice ha chiesto all’architetto più celebre della penisola di progettare e costruire la sua tomba monumentale dove si dovrà realizzare un pannello marmoreo imponente che raffiguri la sua Chiesa vittoriosa e armata contro gli eretici e i miscredenti.
Con decreti opportunamente emanati gli Orsini e i Colonna sono stati riconciliati e per le strade dovrebbe esserci più ordine e non più le brigate di questi a scannarsi come solevano.
Tutta Roma sa che alla festa data dai Colonna in uno dei loro palazzi, Adriano si è presentato in splendida eleganza, indossando vesti di seta e manto di damasco, alla cintola lo spadino di gentiluomo e sul capo il cappello piumato.
E quella sera sempre i romani dicono che non si trovavano per le strade, a volerle cercare, quelle donne di vita e vizio che di solito le frequentano. I Colonna le avevano tutte raccolte in palazzo.
L’oste e il sensale vanno fieri del loro vescovo.
Ma quanto durerà questa frenesia per il papa “Re guerriero”?
So per certo che cardinali romani vorrebbero un CONCILIO, diverso però da quello invocato da noi, un CONCILIO per deporlo.
A quale bassezza siamo ridotti. Infami accuse di corruzione morale gli rivolgono molti stessi membri della sua chiesa guerriera.

M.11 (Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Roma, Palazzo Spada, 1518
Siamo ritornati solo da due settimane in una Roma in festa per la vittoria sugli Spagnoli, che già dobbiamo lasciarla.
Il Segretario di Adriano VI ci ha chiamati stamane e ci ha incaricati di una delicata missione presso il Patriarca di Venezia.
Il Segr.o non ha voluto manifestare i contenuti di tale legatura, ma ha sottolineato che il S. Padre ha espressamente indicato noi come il prelato meglio adatto e che si tratta di presiedere un tribunale ecclesiastico insieme a membri del clero veneto nominati dal Patriarca stesso.
Ciò che a Venezia dovrò compiere mi sarà detto dal Patriarca stesso con cui devo incontrarmi tra quattro giorni.
Accolgo con qualche contrarietà questo incarico. Perchè mi costringe a lasciare tutti quei fili che qui stavo tessendo per sollecitare il partito del Concilio.
La mia partenza da Roma è una vittoria dei falchi della Curia, gli stessi che hanno pressato il Pontefice alla Crociata.
Inoltre mi sorprende moltissimo il fatto che la magistratura dei Dieci permetta l’isituzione di un tribunale ecclesiastico nella diocesi.
Domani mattina si parte in carrozza, senza corteo, solo dieci cavalieri ci accompagneranno con le insegne ponteficie e del casato.

E12 /12bis (Messaggi consegnati agli uffici del corriere Francesco Ortesio e redatti dal Cardinale già in viaggio)

All’Arcivescovo Cramer
Eccellenza, le sue raccomandazioni trovano nel mio cuore ogni accoglienza e lo confortano della vostra amicizia.
Sono tuttavia costretto a declinare la vostra offerta, per una serie di motivi.
Innanzitutto, voi sapete che sono accusato da taluni di voler passare al campo riformato e questi miei nemici non aspettano altro che di cogliere qualche prova concreta del mio tradimento.
Immaginate cosa significherebbe avere tra i miei servitori genti straniere o di fede scismatica.
Inoltre non posso credere che si arriverebbe a tanto, ad attentare alla vita di un principe della chiesa di Roma.
Quanto ai rapporti che ci legano, questi rimangono buoni e a Londra potrete far affidamento nella discrezione e nella prudenza del cardinale Reginald Pole, almeno fin quando il papa ve lo lascia e non lo sostituisce con altri.

Al Frate Matteo Tannoiso
Caro Frate quello che vi scrissi giorni addietro trova conferma in questa notizia che voi mi date.
Ricordate che ogni cosa che si intraprende nella fede porta con sè una ricompensa che non premia certo il nostro orgoglio e la nostra vanità, e ci esalta oltre le nostre ambizioni carnali.
Prego per voi e per la salute del vostro ordine. In passato su di esso ci appoggiammo nel Levante…e dopo i disastri recenti una sua ricostruzione è massimamente auspicabile.
Non so cosa vi sarà richiesto, ma spero che il vostro ordine si mantenga in quella equidistanza tra i partiti avversi che lo ha reso così prestigioso e ricco

M. 13 (Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Rocca di Albornoz, Spoleto 1518
Arrivati tardi qui a Spoleto dove pernottiamo nel castello del Governatore.
Ad accoglierci c’erano i prevosti della cattedrale e alcuni monaci dell’Ospedale di San Giacomo di Monteleone.
Questi ci consegnarono una pergamena con inciso lo stemma dell’ordine recante il motto “NON NOBIS SED DNE NOMINE TUO”.
Noi avevamo in corpo le miglia fatte in carrozza e a cavallo, quelli le ore ad aspettarci, cenammo quindi in semplicità ma facendo onore al nostro ospite il Podestà pontificio.
Discutendo col Podestà delle nuove che avvengono nel mondo, questi mi chiese se per caso non andassi a Venezia a predicare la crociata, mentre uno dei monaci di San Giacomo mi illustro quali fossero le opere dell’Ospedale.
Ora, prima di addormentarmi, rileggo e medito da libriccino che ho portato con me la predica 102 di maestro Eckhart intitolata : “Dov’è il re dei giudei, che ora è nato?”.
Quale sarà il mio compito arrivato a Venezia? In via gerarchica la mia giurisdizione canonica mi rende controllore dell’operato del Patriarca, quindi quale interesse ha quest’ultimo a chiedere il mio intervento? O è forse lo stesso Consiglio dei Dieci con il Doge a richiedere un mio arbitrato?
Al momento opportuno saprò.

M. 14 (Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Porto d’Ascoli 1518
Per passare l’Appennino il Podestà di Spoleto ci consiglia di salire per le Forche sopra Norcia. La strada che va a Fabriano è più agevole ma più lunga e inoltre la città si è ribellata al papa dopo che gli Spagnoli l’hanno saccheggiata e hanno infettato il sangue dei locali con una brutta malattia endemica. E sicuro che al momento un certo Zorba sta addestrando una milizia locale per resistere ai papisti guelfi che se la vorranno riprendere.
Verso il passo incontriamo dei pellegrini e qualche mercante, la vista è superba, si scorgono i Monti Sibillini innevati, e dalla mia carrozza mi sembrano un gregge in movimento. Pure queste rocce che sembrano eterne sono sorte nel tempo, spinte dalle viscere della terra. Non vi è vestigia divina più splendida dell’altezza dei monti di questo mondo, eppure anch’essi non sono eterni.
Sobbalzando sul fondo sconnesso della pista, dentro la mia carrozza recito in mente il salmo 45 “Sei rifugio e forza/ perciò non temiamo se trema la terra /se crollano i monti nel fondo del mare”.
All’arrivo sull’Adriatico, ci accolgono al porto d’Ascoli con gli sbandieratori e i tamburi della diocesi di Fermo, sapevano del nostro arrivo e ci danno un caloroso benvenuto.
Qui la paura dei turchi è ancora forte, e i veneziani sono visti come degli eroi. Per la laguna non ci imbarcheremo qui, ma ad Ancona, dove arriveremo domani.
Non abbiamo notizie di Roma, abbiamo viaggiato spediti come fossimo corrieri.
A Venezia potrò riabbracciare mia sorella Serafina e passare da San Giorgio Maggiore, lì forse il priore è rimasto in contatto col Fontanini e ha qualche copia del suo libro.

M. 15 (Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Porto D’Ascoli 1518
Fratello Matteo,
Quello che ora posso dirvi è ciò che mi hanno detto da me interrogati i Giacomiti incontrati a Spoleto.
Dopo la soppressione due secoli fa dei Templari, i possedimenti furono affidati agli Ospedalieri di Rodi.
I cavalieri che giungevano a Rodi provenivano da tutte le parti d’Europa e sono riuniti in Lingue: tra i vostri commilitoni vi sono infatti: Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona, Navarra, Inghilterra, Scozia, Irlanda.
Se voi considerate che i cavalieri appartengono alle famiglie più ricche d’Europa e che sono parenti di ambasciatori, condottieri, banchieri, principi, capite benissimo che costituiscono una rete di conoscenze e contatti che copre tutto il nostro continente ed esercita sicuramente una certa influenza.
Del senso politico di tutto ciò non mi vorrei occupare. Non voglio avvallare le dicerie diffuse sul conto di questi uomini. I Giacomiti che ho incontrato fanno del bene e sono al servizio dei poveri e degli ammalati, dei pellegrini e dei viandanti.
L’ordine militare aveva fino ad ora assolto invece a compiti di contrasto contro l’espansione islamica, portando avanti l’idea di un conflitto di civiltà che non mi ha mai visto concorde. Con questa storia si sono arricchiti non poco.
Il problema ora invece è altro.
Con l’espansione del Califfo Egiziano perdendo Rodi, ma soprattutto con l’alleanza tra molti europei e gli islamici, l’Ordine militare non ha perso soltanto una sua base sicura ma disorientato ha visto vacillare la fiducia nel suo compito secolare.
Il Gran Maestro ha chiesto agli Spagnoli la cessione di Malta per riparare lì, ma il Priorato ha sede a Venezia.
In questo momento all’interno dell’Ordine c’è una spaccatura che rispecchia la frattura europea. Chi comanda l’Ordine si può dire che in piccolo fa le prove generali di una Monarchia imperiale veramente universale. Ed ora che si è infiacchito lo slancio antimussulmano c’è chi tira da una parte e chi dall’altra.
Ecco, vedete, non avrei voluto parlare di queste cantafavole politiche. Nè ne sono addentro. Arrivato a Venezia forse vi saprò dire qualcosa in più.

M. 16(Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Marca D’Ancona, 1518
Nel nostro viaggio abbiamo seguito l’antica via Flaminia fino all’altezza di Spoleto, da lì abbiamo tagliato l’Appennino passandolo alle Forche sopra Norcia, e quindi ci siamo riuniti alla Salaria, che arrivata all’Adriatico lo costeggia.
Eccoci dunque ad Ancona dove ci imbarcheremo.
Incontriamo alle porta della cittadina un gruppo di Francescani predicatori che ritornano da Venezia dove hanno benedetto le armi dei Crociati.
Dalle parole scambiate mi faccio l’idea che a Venezia si stia vivendo un momento di fervore e di esaltazione antieretica.
Non penso che il Doge geloso della sua autonomia dal Papa ne vada tanto felice.
Il Marchese Gonfaloniere della Chiesa e delegato del Papa, Signore di Fermo, accogliendoci a Palazzo ci parla delle cose di lì.
Le solite faccende di terre contese tra monasteri e feudatari, di ruberie di mandrie, di pirati rifatti mercanti, della concorrenza con Venezia che ora ha fatto dell’adriatico un suo lago. Ad Ancona ormai tutti gli empori e i moli sono roba veneta.
Si spettegola sul destino del Ducato di Urbino che Leone X aveva dato ad un suo nipote Medici e che questi non sembra riuscirà a tenere ora che il papa è cambiato, il suo successore non lo protegge e i Della Rovere sono intenzionati a riprenderselo con le armi.
La virtù militare di questo Medici è ridicolizzata, dal Marchese che non mi pare neanche lui uomo d’arme, visto come abbonda in libagioni nonostante il corpo appesantito e una gotta di cui si lamenta.
Tra una portata di selvaggina e un calice di vino ci comunica le nuove del gran mondo: Milano ha lasciato il partito della Lega riformata e ha opposto resistenza agli Spagnoli diretti verso la Baviera, il condottiero Confalonieri è stato trucidato nella sua villa.
Sembra che il marchese provi gusto a raccontare i truci particolari della vicenda.
La cosa mi lascia stupefatto, in capo mi ronzano mille idee che non riesco a comporre in un quadro unitario. Penso ai miei corrispondenti, alle eminenze Cramer, Trolle, Etienne, a frate Matteo. Esamino ciò che ricordo di aver scritto e ciò che essi mi hanno risposto per riconoscervi qualche presagio di questo oscuro rovesciamento.
Temo d’aver acconsentito involontariamente a che si stringesse una oscura trama. Mi punge il sospetto che il frate pellegrino volesse un cenno da me e alludesse a questi fatti. Io non ho compreso e forse ho lasciato intendere…..questa orribile mistione di politica e religione….questa peste del potere temporale!!!
Qualcosa mi lascia amareggiato e non so cosa sia. Mi era parso di parlare di concilio, di pacificazione, di unità nella fede….ma quale senso hanno queste parole oggi?
Nel pomeriggio ci riposiamo. Qui ad Ancona non hanno la cattedrale, ne’ il vescovo, dipendono da Fermo. Decido di andare a celebrare l’ufficio dai fratelli ortodossi greci in Sant’Anna, presso Porta Cipriana.
Incontro un padre ortodosso, certo Sergio Floriani, slavo, che è un intenditore di pittura e mi spiega il simbolismo dei colori nelle icone lì conservate, è anche un ammiratore di Pier della Francesca che ha visto a Milano e Roma.
La prossima tappa del viaggio è Venezia.

M. 17(Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Laguna di Venezia, in vista di porto Malomocco a bordo della Cocca “Briga denari”, 1519
Abbiamo il vento contro e la nostra imbarcazione deve bordeggiare spesso per avvicinarsi.
Per non aspettare la Galea ponteficia abbiamo preferito prendere la “Briga denari” che appartiene alla flotta di un appaltatore di Ancona legato a mercanti veneziani.
Sto per arrivare nella mia Venezia.
Questa città mi mette sempre addosso una irrequietezza che devo combattere.
Qui ci sono i diversi rami dei Contarini, con tutta la loro supponenza, qui c’è più gente che altrove, tranne Parigi e Londra.
La città è sovraffollata. Qui ci sono palazzi altissimi, dei Loredan dei Corner, dei Grimani, che su fondamenta d’acqua svettano leggeri di marmi e di polifere traforate.
Qui si incrociano genti svariate e variopinte, trovi i vogatori neri, i turchi e gli egiziani con i loro turbanti e caffettani, i canonici in veste bianca e cintura d’orata, le donne che si tingono con la spugnetta di biondo i capelli e vanno in giro con le acconciature più bizzarre, patrizi e borghesi cospicui in dogalina con le maniche strette ai polsi e rigonfie.
Qui c’è una abbondanza di reliquie miracolose dell’oriente che non ha eguali altrove.
Qui per andar veloci si va in barca e non a cavallo, qui la Repubblica se anni fa cominciò a versare 1oo ducati all’anno di pensione ad un pittore di ventitre anni di nome Tiziano,ed ancora glieli paga.
Questo luogo non è un museo di antichità, ma un frutto che vuole essere gustato. E nella sua frenesia forse aspetta la parola che dà la vera quiete.
Venezia è una città ricca, regale, trionfante nei suoi traffici e nelle sue gradevoli attrattive. E’ sintesi di tutto ciò che c’è di più veloce, moderno, seducente, esotico nel secolo.
Ad aspettarmi al Lido ci saranno i segretari del Patriarca e del Consiglio.
Chiedo a Francesco Orosio di prendere gli appuntamenti per me. Io per prima cosa mi chiuderò nel mio palazzo della Madonna dell’Orto, e la sera andrò a visitare l’Ospedale degli Incurabili e il Lazzaretto Nuovo.
Qui, prima che altrove il morbo del secolo ha attecchito, la malattia che viene dalle Americhe, il mal franzese, la sifilide.
Fece scalpore, ed ancora se ne parla, la morte dieci anni fa dell’arcivescovo di Corfù per tale piaga. Destò risa, commenti salaci in alcuni, terrore in altri.
Dei tanti soldati, prostitute e giovani che ne muoiono se ne parla con vergogna e infamia.
Verso chi tra i sofferenti è colpito dal superstizioso giudizio di una punizione divina bisogna esercitare maggiormente la carità, prendendo esempio da Nostro Signore.
Quindi, tra tutti, voglio incontrare quell’uomo celeste che è Gaetano Thiene, fondatore dell’Ospedale degli Incurabili, e vedere che posso fare per lui.
E dopo aver pregato per loro, devo trovare il tempo di scrivere al Cramer, al Trolle, all’Etienne, al frate pellegrino.

D18
RELAZIONE SUI FATTi VENEZIANI DEL LEGATO C.LE CONTARINIAI PADRI DELLA CONGREGAZIONE PER l’ERESIA

CURIA DI ROMA

Premetto che la Serenissima è stato cattolico, la cui devozione ufficiale alla Chiesa di Roma è fuori ogni discussione.
Tuttavia il Doge Loredan ha tenuto a precisare, nei colloqui con me avuti, che l’osservanza della religione cattolica è l’ossequio alle autorità ecclesiastiche, non impedisce alla magistratura civile di tenere sotto la propria potestà giurisdizionale le materie riguardanti la sicurezza personale e la libertà dei cittadini della Repubblica.
L’evidenza di tale principio, e l’opportunità di non lederlo, specie in casi che possano sembrare inutile persecuzione, crediamo siano argomento di buon senso, di regolare diplomazia e di spirituale prudenza.
Veniamo ai fatti.
Il 21 novembre 1518, in più chiese della città, che qui non dico per esteso ma che troverete agli atti, dai parroci sotto ordinanza del Patriarca, è stato predicato ai fedeli di denunciare, pubblicamente o segretamente, i nominativi delle streghe che, per opinione comune ormai consolidata, si affermavano trovarsi nel quartiere di San Giacomo.
Il 20 novembre, furono esposte e poi cacciate, per sentenza del Patriarca, due “fattucchiere”.
Il 14 gennaio 1519, furono esposte e poi bandite altre due “fattucchiere”. della non giovane età di 95 e 70 anni.
In questi casi, “fattucchiere” o “erbarie”, avevano venduto per denari filtri e intrugli di loro preparazione.
Infine il primo di febbraio del 1519, è stato condotto alla berlina e poi imprigionato il maestro dottore Francesco da Verona per motivi simili.
L’evento è stato clamoroso e ha suscitato proteste e lamentele. Specie da parte di alcuni “clienti” che hanno visto il loro “medico” fare il giro della città, ricoperto di insulti e sputi, con un cartello ingiurioso sulla schiena.
Il 5 febbraio viene il Patriarca viene convocato dal Doge per esser avvertito che non procedesse oltre contro dei laici senza comunicazione al Dominus civile.
Durante la seduta corrono parole grosse, ma alla fine il Doge ordina che le presunte streghe tenute in carcere vengano rilasciate, trattandosi non altro che di “spela gonzi”.
In questa occasione il Doge decide di chiamare il Legato Papale, onde appurare effettivamente se si sia di fronte ad una infestazione di “Heresia o suggestione diabolica” nel quartiere di San Giacomo.
Questo 2o Aprile andammo al Palazzo del Patriarca per sentire le sue ragioni, ed egli dopo discussione animata si rimise al nostro giudizio.
L’ultimo 24 Aprile, in udienza, dovemmo pronunciarci sopra il caso di una tale Veronica Franco, “pubblica meretrice”, per formule di scongiuro accompagnate da invocazioni al demonio che un certo Ridolfo Vannitelli le avrebbe visto fare.
La commissione era formata, oltre che dal Legato, dal Patriarca, da due Savii per l’eresia della Repubblica, da un rappresentante del Doge e del Consiglio dei Dieci.
Durante il processo ritenni opportuno non far uso di tortura e dopo la testimonianza della donna, che sta agli atti, fu evidente che le pratiche di cui veniva accusata erano di tale entità da non destare alcuna preoccupazione, e se mi si passa il termine, da potersi considerare piuttosto delle “sciocchezze”.
L’opinione fondata sulle risultanze delle udienze, dei miei colloqui e delle informazioni prese, per questo caso e per gli altri simili di San Giacomo e della Val Camonica, è la seguente:
Codeste persone per lo più gente semplice, di poco ingegno o truffatori che tirano a campare, avrebbero bisogno di predicatori, di istituzioni della fede cristiana, più che di persecutori.
Abbiamo quindi stabilito di non procedere.
Al di là della sua giustizia e assennatezza, per tenere buoni i rapporti con il Consiglio dei Dieci, è poi questa risoluzione la migliore che si possa fare.
Qui Venezia fu sottoposta ad una continua predicazione per la Crociata che le magistrature hanno dovuto sopportare per loro vantaggio ma che certamente non hanno gradito, specie laddove vi siano state intemperanze e fanatismi.
Con osservanza devota e in fede mi raccomando ai Padri.
Venezia, 1519, C.LE G.CONTARINI

E19 (Scomunica della Spagna)

Caro Fratello Matteo,
gli impegni e le visite che ho dovuto sostenere nella mia Legatura non mi hanno lasciato tempo per scrivervi.
Si aspettano notizie degli scontri in cui si affrontano le forze papiste e anti-papiste.
In questo momento mi trovo in una situazione difficile con i miei contatti riformati.
La mia nomina a Cardinale rispondeva ad una precisa intenzione di rafforzare il partito conciliarista.
Al momento con la crociata in pieno corso, con Milano alleata dell’Impero, con Inghilterra, Francia e Danimarca che rischiano si scomparire come potenze, pare che l’idea di un papato guerriero sia vincente.
Sembra non ci sia più spazio per la mediazione.
Prima di sigillare questa missiva, mi annunciano la nuova da Roma che vi trascrivo: La Spagna è stata scomunicata con una Bolla povera di parole ma di effetto immediato.
Il Gran maestro del vostro ordine si può dimenticare di Malta, a meno che non voglia prendersela con la forza.
Sembra ormai chiaro che anche il vostro ordine sarà coinvolto nel gioco imperiale e temo che sarà difficile per voi defilarvi.

M. 20 (Memoriale della Legatura presso la serenissima)

Palazzo di Madonna dell’Olivo, Venezia 1519
Visitai oggi la mia cara sorella Serafina presso il suo convento. L’ho trovata in condizione di malattia grave, le veniva difficile pronunciare parole, nella sua stanza ha sempre qualche religiosa che la vigila. Solo dall’espressione degli occhi ho capito che mi ha riconosciuto e il suo abbraccio è stato di chi è ancora consapevole.
Ritornando dal convento, in barchetta accompagnato dal patrizio Tagliapietra, questi mi parlò della situazione dei conventi nella città.
Di monasteri femminili ce ne sono trentuno, e al Patriarca danno assai grattacapi.
Il Tagliapietra mi disse letteralmente che molti di questi sono ridotti a “pubblici postriboli” tanto è il traffico di persone che vi entrano ed escono, religiosi e non.
Le monache per lo più sono figlie di patrizi costrette ad abbracciare la vita monacale dai fratelli e dai genitori per non intaccare il capitale ereditario.
Una volta dentro, assoggettatesi a quella vita che non amano, si conducono in modo spesso svogliato, orgoglioso, misero e disonesto, approfittando dei loro appoggi e delle impunità, sempre relative, che gli garantisce la parentela.
E’ stato clamorosa la visita del Patriarca al convento della Celestia. Quell’uomo che già conosciamo per le mattane antieretiche si era trovato di fronte nella cappella le monache in abiti civili, capelli lunghi e una persino acconciata con le treccie.
Al che, senza elargire la benedizione iniziale, si era precipitato giù tra i banchi della cappella, aveva preso per i capelli quella delle trecce e l’aveva spinta fuori. Poi preso lo spadino della guardia che lo accompagnava gli aveva accorciato i capelli sul momento.
Ne era scoppiato un putiferio, strida e proteste che non volevano più finire.
Il Giorno dopo al Palazzo del Patriarca sul CanalGrande si presentano, con tutti i servi di casa, i fratelli della monaca malcapitata, pretendono una udienza con il reverendissimo e alla fine la monaca disubbidiente riceve solo una ammonizione.
Quanto alla fornicazione la legge del 1486 parla chiaro, c’è il carcere e l’arresto. La legge vieta persino che entrino in convento femminile predicatori e confessori al di sotto dei 60 anni e regolamenta i luoghi accessibili e in che modalità.
Visto che si erano avuti casi di turpitudini consumate dietro l’altare o durante le confessioni.
I giovani patrizi corrono il rischio di venire incarcerati per due anni almeno, le suore di venir scomunicate e bandite.
I bellinbusti donnaioli che prediligono le monache qui li chiamano i “monaghini”.
Sono quelli che si cercano svago e sollazzo sessuale nei conventi, e lo trovano.
Codesta attività è capace di dare le più forti emozioni: trasgressione della legge, manifestazione di boria aristocratica, abbondanza e facilità di contatti.
Di tanto in tanto qualcuno lo prendono. Convivenze, rapimenti, figli bastardi o assassinati, matrimoni segreti. C’è ne sarebbe da raccontare e questo Tagliapietra le racconta come se avesse esperienza e conoscenza diretta.
Guarda caso i monasteri più chiacchierati sono quelli che furono un tempo doppi, come il monastero di Santa Maria della Celestia. Un monastero doppio era un monastero promiscuo, dove stavano insieme monaci e monache. Ora di questi non se ne tollerano più.

E21 (Voltafaccia di Milano a favore del fronte papista)

Fratello Matteo,
la vostra lettera mi rallegra, non ricevendone da voi da tempo.
L’Europa dovrebbe invidiare, a quello che mi dite, la concordia dell’Islam.
Vi confesso che mi ha afferrato lo sconforto, in questa mia permanenza a Venezia, dove ho dovuto occuparmi delle sorti della Chiesa qui.
Quando fui eletto cardinale pensavo si fosse vicini ad un gran mutamento che avrebbe riportato in Europa l’unità cristiana.
E invece, in quest’anno la furia della guerra e degli anatemi ha sconvolto più che mai il nostro continente.
Il mio stesso incarico di Legato a Venezia venne nel momento peggiore, in cui la spaccatura con i riformati si consumava col voltafaccia di Milano.
Molti credono che io sia venuto qui per patteggiare l’alleanza papista tra Milano e Venezia.
Per colpa di tale missione e della sconfitta spagnola ad opera dei milanesi, io non appaio più ora una voce di mediazione ma uno strumento dell’oppressivo potere di Adriano VI.
Le nostre volontà e le nostre migliori intenzioni sono in questo mondo travolte e distorte da fatti e circostanze che non sono in nostro potere.
Che Concilio dovrei io promuovere, ora che Veneziani e Milanesi combattono insieme?
Qui a Venezia hanno fatto requisire la tipografia di Zordan che stampava opere dei riformati.
Ho avuto modo, buon frate pellegrino, di avere un colloquio qui a Venezia con il Priore dell’Ordine.
Il Vostro Superiore mi ha detto cose che non voglio tacervi e che vi serviranno a prepararvi per il vostro colloquio prossimo.

E22 (l’alleanza papato-impero)

Aquileia, 1518
Frate penitente Matteo,
Mi saluterete le orfenelle accolte in Santa Tecla.
Qui il fronte MIlanese-Imperiale ha vinto su tutta la linea contro spagnoli e danese.
SI è assistito anche al raccapricciante spettacolo di un a esecuzione in massa dei prigionieri danesi.
Infine pare che si stia preparando l’assassinio dell’arcivescovo Trolle, si vuole decapitare il movimento riformista del suo ispiratore.
Tra i sicari inviati dall’Impero per uccidere il Trolle vi sono anche dei vostri confratelli.
All’ordine teutonico sono state promesse terre ancora in mano dei riformati danesi e inglesi e i cui documenti di confisca sono già pronti nelle cancellerie imperiali.
A capo dell’ordine teutonico vi sono ora uomini di nomina imperiale, su cui il Santo Padre non ha che una influenza ideale, ma nei fatti sottratti al suo controllo.
Dopo la grande sconfitta dell’Ordine il secolo scorso ad opera delle città dell’Hansa, i teutonici si sono ricostituiti e sono l’avanguardia dell’Impero. Inoltre come la faccenda dei sicari dimostra vi è una parte dell’ordine che gode di particolari dispense e agisce nella clandestinità.
Non ho avuto ancora modo di incontrarli sulla mia strada, ma quello che sentiì a Venezia mi lascia presagire che presto anche in Italia si sentirà parlare delle loro azioni.
Naturalmente questi monaci guerrieri non vogliono il Concilio. L’Impero ha riposto su di essi le proprie ambizioni. Il Papa è uno strumento di tali manovre. A lui si dice che nuove terre eretiche verranno piegate all’ortodossia, ma in realtà vengono incamerate dall’Impero.
E’ strano come ad un monaco umile quali voi siete mi capitti di scrivere di politica, attività poco favorevole alla meditazione e alla preghiera.

E23 (Venezia prende Malta)

Frate Mattia,
Venezia ha preso Malta alla Spagna.
Gli Ospedalieri avranno la loro isola, e senza la mediazione Spagnola, bensì quella Tedesca.
Sono dunque i Teutonici armati che vi hanno spianato la strada fratello Mattia.
Siete forse voi l’uomo che st sta aspettando per mettere in esecuzione il Piano a cui il Priore a Venezia aveva alluso?
Siete stato sempre sincero con me. Non ho da rimproverarvi nulla.
Credo sincera la vostra dedizione alla fede e la vostra adesione di un temmpo all’idea di un Concilio.
Ma ora? Non sapete di che natura è questo Piano a cui voi state prestando obbedienza e servizio?
Non sapete che esso non è altro che l’abominevole progetto di instaurazione di un Reich millenario?
Potete essere così ingenuo da non scorgere tale folle baratro?
Non vi siete prestato voi a qualche iniziatico rito di affiliazione all’ordine segreto teutonico?
Quello militante in armi, scomparso da secoli, e ora di nuovo apparso sulle scene.
SU di esso grava il pesante giudizio che venne inflitto all’avidità e all’orgoglio nella sua maschera luciferina.
Proteggetevi se siete ancora in tempo da tali tentazioni.
Ricordatevi di N.S. nel deserto e di cosa rifiutò Lui che era vero Dominus e unico Magister.

E24 (Sul Reich Millenario)

Al Monaco Mattia, presso il Monastero di Santa Tecla.
Frate non mi giunsero più vostre. Forse ciò è dipeso dal tono politico delle mie ultime missive.
Prima che politico, quel tono, era in vero accorato e turbato.
Ho letto come vi siete rivolto ai guerrieri delle armate che si scontrano in questi giorni in Danimarca.
Sono state parole di riconciliazione, ma mi chiedo quanto possano venir ascoltate.
Vi siete rivolto a soldati e avete chiesto quello che ad un soldato è impossibile.
A tal segno è salita la vostra reputazione e la vostra influenza in Europa che inviate dal vostro ritiro moniti e raccomandazioni alle armate.
Vi domando però su quali basi si potrà realizzare questo sogno di una sola cristianità Europea.
Temo che questa unità sia il contrario di quello che pare.
Non è armonico incontro delle voci, quali sanno intrecciare i fiamminghi nelle loro composizioni polifoniche.
Sarà il monotono e piatto echeggiare di un’unica campana.
Non è cospirazione di intelletti e di intenzioni diverse, ma congiura di brame e volontà prepotenti.
Crollate Inghilterra e Danimarca, scomparsa la Francia, quella pace che si alzerà sarà la pace della vittima innalzata sugli scudi.
Rileggetevi le parole scritte in Polonia a testimonianza delle fondamenta sicure su cui questa nuova civiltà vorrà posarsi.
Se vorrete bene interpretare, capirete come ci dobbiamo attendere dal futuro prossimo un Reich teutonico-slavo che metterà sotto la sua tutela persino il Papato.
Le guardie svizzere saranno sostituite da lanzichenecchi, a Westminster si parlerà tedesco, Canterbury sarà consacrata ad un qualche culto magico trapiantato dalla Schwarzwald o dalla Herz.
in Aquileia
GC.

D25 (Discorso ad apertura dell’Incontro ecumenico di Rimini)

Fratelli chierici, primati e principi fidenti, religiosi tutti
Affido questa mio messaggio inaugurale a Frate Mattia, che vedrò sicuramente a Venezia di ritorno dalla Siria.
Sarà egli latore dei miei saluti, a tutti voi e con particolare riguardo alle eminenze, Crammer, Trolle, Etienne de Poncher, e ai Mullah e Imam islamici.
A tutti voi devoti, che vi raccoglierete in compiuto ecumenismo per celebrare insieme a Rimini giornate liberate dai fastidi e dalle incombenze della fatica quotidiana, auguro di essere gioiosi e sereni insieme; il mio cuore e la mia benedizione è con voi.
Possa il mondo prendere esempio dalla vostra passione. dalla vostra dedizione, dalla vostra amicizia.
Ciò che agli occhi estranei sembra follia è invece il sale della vita e la sapienza nascosta ai Gentili, rivelata ai più umili.
E dunque, per adempiere compiutamente questo augurio, siate insieme miti e dolci come colombe, astuti e prudenti come serpi, date a questo nostro secolo l’immagine vera della fraternità e dell’accoglienza.
Non vogliate solo tollerare il rito a voi estraneo, ma degnatelo di comprensiva attenzione.
Non pensate di andare a insegnare, piuttosto siate disposti ad apprendere.
La contesa sia nel gustare i doni della convivenza comune, non nel fomentare diffidenze e antipatie.
Nel piccolo mondo di Rimini, sarà dunque raccolto in armoniosa differente varietà, questo grande e vasto nostro Cinquecento così lacerato dagli odi.
Non vi nascondo la commozione nel vedere realizzarsi in piccolo quel sogno che forse i miei occhi non vedranno:il Concilio.
Ci insegna il racconto biblico che Mosè vide la Terra promessa, ma i suoi piedi non poterno calpestarne il suolo, nè il suo corpo potè dissetarsi alle sue fonti.
Non mi paragono certo al Patriarca, se non per l’età.
Questo ormai vecchio pastore, si rallegra di vedere in voi fiammeggiare l’ardore antico del messaggio che ci fu consegnato dai padri dei padri e vi rinnova la sua benedizione universale.
Monastero dei Benedettini, in Catania

E26 (Sulla morte di Bartolomeo Lechi)

All’Eminenza reverendissima Primate di Danimarca, Gustav Trolle,
Da quando, caro fratello nell’unica fede conciliata, non vi scrissi, né ricevetti vostre, molti avvenimenti hanno funestato questi nostri giorni senza pace.
Vi ho sovente ricordate nelle mie preghiere, ed in esse ho spesso espresso il desiderio di rivedervi.
Ora che ci apprestiamo al piccolo concilio di Rimini, voglio augurarmi che possiate ottenere un salvacondotto per attraversare le terre dell’Impero e raggiungere il paese dove fioriscono i limoni.
La possibilità che si realizzi questo auspicio è diventata però sempre meno realizzabile.
Vi scrivo anche per questo, angustiato e amareggiato.
Qui in Italia circola un libello che senza far il vostro nome, accusa la chiesa danese di aver tramato il tradimento di quella testa vana e furiosa che fu Bartolomeo Lechi.
Sono stati pure utilizzati i diari del penitente Tannheuser per accusarvi di esser stato l’architetto di invasioni e guerre che durano tutt’ora.
Un tempo mi rivolsi a voi come un sostegno per il concilio, e ora devo vedervi accusato delle peggiori manovre politiche, di fomentare discordie, addirittura di aver progettato guerre di conquista a danno dei vostri stessi confratelli inglesi?
Nella mia vecchiaia, queste notizie mi arrivano peggio che malattie, quelle fiaccano il corpo, queste feriscono le speranze che nutrivo. Almeno ora, che il potere temporale della Chiesa danese è al termine della sua parabola, pensate ai danni che esso può apportare alla nostra missione di pastori.
Ritornate a combattere in una milizia che non è di fazione. Ritornate a riporre fiducia in quella Parola che avete sempre servito, anche nelle azioni di cui vi si accusa. Volgete questa Parola al meglio e lasciate le brighe del potere. Fatelo ora.
Non potrete con la forza distogliere Tedeschi e polacchi dalle conquiste, potrete forse con l’esempio penitente mostrare quale pericolo si nasconde nella cupidigia di potere, non più per voi, ormai, ma per quei monaci templari e teutonici che si preparano a salire ai vertici della chiesa.
Quest’altra battaglia occorre combattere.
Vi saluto e invoco per voi ogni grazia spirituale.
Cividale del Friuli. Palazzo della diocesi

D27 (Apertura del conclave alla morte di Adriano VI)

APPELLO AI PADRI DEL CONCLAVE

Su tutti noi Padri e Pastori della Chiesa,
invochiamo la discesa dello spirito di sapienza e carità.
Compiti gravosi aspettano il nuovo capo della cristianità.
Occorrerà far luce sulla scandalosa fine di Adriano VI.
Occorrerà mirare all’unità e alla pace del mondo Cristiano.
Occorrerà tenere a freno lo strapotere degli ordini cavallereschi armati.
Il nuovo papa chiunque Egli sarà, avrà con sè l’unanime reverente obbedienza dei suoi cardinali e la Chiesa uscirà da questo momento di terribile prova a cui è sottoposta proclamando con ancor più forza il proprio messaggio di Verità e salvezza al mondo.
C.G.C.
Roma, Palazzo Spada

D28(Sulla Enciclica di Pio III)

ENCICLICA DI INSEDIAMENTO

Con L’Enciclica del Santo Padre la Chiesa ritorna finalmente a far sentire la propria voce distendendola in un discorso rivolto ancor prima che alla fede al buon senso.
Ci lasciamo alle spalle i rituali arcaici delle scomuniche e degli anatemi.
Il Pontefice ha slacciato le cinghielle della corazza per mettere d’un canto l’usbergo.
L’Enciclica “Nove Strade”, nella sua espressione diretta e franca, lontana dagli ornamenti letterari, invita innanzitutto i diplomatici delle corti europee a ritrovare il senso della loro vocazione.
Abbiamo da tropo tempo assistito al misero spettacolo di uomini che pagati per dialogare e trattare, hanno rinunciato ai privilegi del loro prezioso ufficio e svilito la fiducia loro concessa dai popoli, per diventare semplici funzionari al servizio di generali spregiudicati e ambiziosi.
Così più che sui tavoli delle cancellerie si è pensato di risolvere le questioni sui campi di battaglia.
Trattative e incontri si sono svolti per lo più per ordire congiure, tradimenti, alleanze aggressive a danno sempre di terzi.
Ci si è dimenticati che l’uomo ha una ratio che gli consente di prevedere, e questo permette che si possa chiedere, si possa avvertire, forse pure minacciare, si possa calcolare vantaggi possibili e danni sopportabili e quindi scambiare questi per quelli, prima di dover alzare il braccio a percuotere il fratello o ad infilzarlo.
Questo mi insegnò il mio maestro di Padova, il Pomponazzi, oggi messo all’indice. E ciò mi diceva da buon aristotelico, tenendosi libero di affermare che l’anima muore col corpo. Non per questo si è bestie, perchè l’uso della Parola ci viene in aiuto.
Per chi nella Parola non sa cogliere l’unicità splendida e meravigliosa di quel Verbo che modellò e impresse forza d’esistenza alle cose create e che viene in aiuto con la Grazia, c’è sempre la parola che prefigura situazioni possibili, strumento di calcolo e previsione, strumento anticipatore.
Vero è che i diplomatici Europei, diventati semplicemente delle spie o dei persuasori occulti, hanno deprivato la parola del suo significato di patto, sgretolando il suo valore giuridico, riformulandola come grido e urlo di battaglia selvaggio.
Eppure il nostro Pontefice nella sua enciclica invita al nuovo inizio. Finora ci si è accordati solo con l’amico di un anno o di qualcosa in più, solo per pugnalare alle spalle il nemico o precipitarlo all’inferno.
Ci sia accordi ora col nemico, si scambi con lui la possibilità di non guerreggiare e ridefinire confini e rivendicazioni. SI usi almeno la ragione mercantile col filo delle convenienze, si ponga fine a questo molar continuo del filo delle alabarde e delle spade.
Si dirà che è impossibile chiedere al forte vincitore di risparmiare il vinto. Ma io chiedo, non è invece possibile concedere per avere, contrattare per non ammazzare?
I condottieri faranno la loro parte, ed avranno la loro gloria, ma quale gloria spetterà mai a quei diplomatici che hanno servito solo per iniziare guerre in rapporti di forza favorevoli, senza invece servire per non mettere mai mano alla spada ed ottenere lo stesso.
Solo decreti inaccettabili si sono visti indirizzarsi questi diplomatici, mai che due da parti opposte si ritrovassero a calcolare e mercantegiare per evitare la guerra!!!
Non abbiamo assistito mai ad una ridefinizione di confini tra divergenti interessi territoriali che risultasse da una composizione contrattuale e mercantile, economica!!!piuttosto abbiamo assistito a regioni concesse ad alleati solo per legarli meglio nella prova imminente di una nuova guerra conto i nemici da annientare.
Ci fu un tempo chi parlò di un tradimento dei chierici. Nella malizia che inabita il comportamento di certi diplomatici io vedo piuttosto una possessione demoniaca. E non fui io certo, lo sa chi conosce la mia storia, un inquisitore facile a vedere il diavolo dappertutto. Ora però vedo i diplomatici esser posseduti dai loro generali e far solo quello che questi gli dicono, preparando la prossima carneficina.
Ora non solo il buon senso, ma lo stesso Papa, padre e pastore della fede, ci chiede di ritornare indietro sui nostri passi e di instaurare un corso diplomatico che faccia del principio di equilibrio il criterio fondamentale a cui subordinare lo stesso principio di fazione.
Che Dio ci conservi a lungo questo Papa.

E29(Nomina cardinalizia)

Eminenza Reverendissima Cardinale Mattia Tannoiso,
vi ho lasciato senza mie nuove. Sono imperdonabile. Ora dovreste essere a Malta col Gran Maestro.
Vi trovo dunque porporato, me ne rallegro.
Al conclave sembra che i favori siano per un Papa Polacco.
Le pressioni degli ordini cavallereschi saranno accontentate solo in parte.
Visto che si tratta di un cardinale proveniente da Danzica ma non teutonico.
Caro Mattia, vi auguro un buon viaggio per Rimini, per il piccolo concilio, spero che una voltà lì vi arrivino i saluti del neoeletto pontefice.
Le posizioni dei primi giorni del nuovo ponieficato saranno molto importanti per conoscere l’orientamento del nuovo Pietro.
A proposito, Malta è la città dove Pietro arrivo naufrago.
A distanza mediterò con voi su tale episodio.
A presto.

E30 (Partenza per le Americhe dell’arcivescovo Trolle)

Eminenza Trolle,
Spero vi raggiunga questa mia missiva che ho consegnato alle attenzioni dell’ammiraglio Consalvo Cordoba.
Che il mio saluto attraversando l’oceano vi raggiunga in quelle terre vergini e rigogliose dove stirpi di uomini si uniscono a forgiare una nuova nazione.
Caro Trolle seguite dunque il corso del sole, che scappato dalle porte d’oriente si getta a precipizio nelle terre d’occidente.
Non voleste recarvi a Rimini, o forse non lo poteste? Pendono sulla vostra testa le minacce di morte de vostri nemici, e avete scelto l’esilio volontario e la nuova avventura.
Non sarà, sono sicuro, questo il vostro crepuscolo. La situazione che in quelle terre troverete vi obbligherà senz’altro a ritornare al servizio politico.
Non so se data la mia età ci rivedremo in questo Teatro del Cinquecento ancora una volta, ma se non vi vedrò sentirò delle vostre azioni in quelle terre.
Che Iddio vi protegga e vi preservi
C.G.C. Palazzo Spada Roma

posted by rosario

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5 Commenti a “Archivio Contarini”

  1. Prof. Alberigo Laurenziani Scrive:

    E’ con autentico giubilo che salutiamo la notizia - vanamente attesa da generazioni di studiosi - della pubblicazione dell’intiero Archivio Contarini, inesistimabile documento della storia della Chiesa del XV secolo, quantunque di una diramazione virtuale della stessa. Inclinavamo a ritenere che tale archivio fosse andato completamente distrutto in conseguenza dei bombardamenti alleati del Secondo Conflitto Mondiale. In attesa di una puntuale edizione critica dello stesso, alla quale - ne siamo certi - l’egregio Prof. Gianino sta già sacrificando ore del suo prezioso riposo notturno, ci accontentiamo per adesso di vedere risorgere dalle fitte tenebre dell’oblio, pur spogli del necessario apparato filologico, i pensieri e le azioni del Cardinale, figura fino adesso sfuggente sino all’evanescenza alla pur acuta lente dei suoi rarissimi biografi - Alfred von Wendermach per tutti, il quale alla ricostruzione della vicenda terrena del Contarini dedicò tutta la sua esistenza, basandosi su indizi e congetture quasi divinatorie e la cui monumentale “Vita Cardinalis Contarini”, Lipsia 1860 costituisce sull’argomento un punto di riferimento ad oggi insuperato. Confermerà l’Archivio la ricostruzione di Wandermach? E in parte o in tutto? Non oseremo nemmeno di abbozzare una risposta a tale assiale domanda, che risulterebbe adesso prematura e scomposta. Essa andrà ponderata, vagliata e vorremmo dire “ruminata” con lentissima e diuturna acribia per alcuni lustri…attimi nella vita della repubblica degli eruditi che umilmente servono la ricostruzione dell’umano sapere e sono lieti se alla fine della loro esistenza avranno contribuito pur con una sola minuscola precisazione al mosaico indefinito di ciò che fu e di ciò che nel frattempo finisce continuamente di essere aggiungendo all’istesso mosaico sempre nuovi e irrinunciabili tasselli.

  2. rosario Scrive:

    Esimio Prof. Laurenziani,
    voglio ringraziarla per le parole di incoraggiamento e apprezzamento che ha scritto in questo blog. Non sarei sincero se non confessassi che non mi aspettavo una tale attenzione dal mondo accademico per una disciplina che è ancora agli inizi e sui i cui primi ed incerti passi non si sono fino ad ora posati benevoli sguardi da parte degli studiosi e degli specialisti. Che un cattedratico della sua levatura, conosciuto ovunque per i ponderosi volumi sull’Europa della Controriforma, e per le acclamate lezioni magistrali tenute a Tubinga, si esponga con dichiarazioni favorevoli alla “Psico-Storia” non può non entusiasmarmi. Bandita dagli atenei, questa disciplina viene considerata nel mogliore dei casi un semplice risultato di attività di “scrittura creativa” o “fiction”, inserendosi all’interno di vari generi letterario di consumo, e nel peggiore dei casi considerata un derivato ludico dei “giochi di ruolo”.
    SOno invece dell’avviso che essa costituisca un campo di avvenimenti e di fatti finora inesplorati, che con il diffondersi della società delle comunicazioni digitali e virtuali, troveranno sempre più condizioni favorevoli al loro spontaneo prodursi.
    Le scomode verità di alcuni autori quali Pirandello o Borges sono state neutralizzate circosrivendo la validità delle loro scoperte ad un ambito estetico-ludico, ad una sorta di sopensione domenicale dalle attività ben più pressanti, gioiose o tristi, della vita quotidiana.
    Ma se la Storia avesse preso sul serio Borges non avremmo avuto una allargamento degli orizzonti delle nostre considerazioni? Non abbiamo esempi in tal senso.
    Direi che accanto alla storia statistica, storia delle fonti, storia economica, storia militare, storia delle istituzioni, ecc. ecc. occorre avere anche una “Psico-Storia”. E intenderemo con questa parola non la storia delle psicologie, non la storia delle mentalità, non la storia rivissuta o la storia spiritualmente compresa, ma semplicemente la storia di quegli eventi di cui abbiamo documentazione scritta o testimonianza pubblica concordante limitata ad una cerchia di soggetti ma non universale. Cioè la storia di quei fatti che “alcuni” dicono siano successi ma che non è possibile legittimamente dire che siano effettivamente successi, giacchè oggetto di smentita, di verifica negativa o di contraddizione con principi logici elementari. Alla “Psico-storia” apparterrebbero così tutti i fatti, finora classificati come immaginari, deliranti o simulati, di cui si è parlato e scritto (non solo fantasticato), quindi le leggende metropolitane, vari resoconti ufologici, i falsi storici, le teorie cospirative, e quant’altro. Non posso approfondire in questa sede i distinguo particolari di tale disciplina. Mi tirerei dietro noiose questione epistemologiche, di cui Lei, esimio Professore, sicuramente sta già intravedendo le spinose implicazioni
    La “Psico-storia” ha due indirizzi. Il primo fu scoperto da Asimov nella sua “Trilogia della fondazione” e ci conduce alla possibilità di ottenere attendibili previsioni di scenari futuri, ovvero di fatti ancora non accaduti. Il secondo è invece rivolto al passato ed è finalizzato alla analisi di serie di eventi e fatti paralleli ma non sovraponibili, rispetto agli accadimenti realmente verificatesi o che crediamo si siano verificati.
    Proprio la dimensione di ricostruttiva in cui va collocata ogni interpretazione storiografica rende questo indirizzo della “Psico-storia” proficuo.
    Ma non posso dilungarmi su un argomento che meriterebbe più ampio spazio.
    Per quanto riguarda il fondo Wallenstein, un commento sarà ancora lungi dal poter essere offerto agli appassionati. Compito meno gravoso, ma altrattanto utile, credo sia invece la pubblicazione della sezione del fondo che riguarda il Lechi e che si trova trascritta in un CD e conservata nella veste di originale manoscritto in una cassetta di sicurezza di una Banca francese.
    Spero che quei pochi fascicoli vecchi e consunti trovino in Banca riparo e custodia, visto che con i tempi che corrono, e senza neanche dover usare la “Psico-storia”, le Banche potrebbero non servire più a molto altro.

  3. Prof. Alberigo Laurenziani Scrive:

    Giovanotto, voglio essere franco con lei. Non metto in dubbio il suo zelo e la sua buona fede e posso anche guardare con qualche indulgenza - dall’alto dei miei novantasette anni - ai suoi facili entusiasmi. Ma non mi chieda di benedire simili deviazioni post-modernistiche dall’unica regia via degli studi storici, tracciata una volta per sempre dai venerabili Padri Bollandisti nel XVII secolo. Erodoto, Tucidide, Tito Livio e Tacito, stelle fisse nel firmamento della storiografia e insuperati discepoli di Clio, furono i miei maestri e resteranno i miei modelli anche per quel pochissimo tempo che Nostro Signore vorrà ancora concedermi di vivere. Guardo già con molto sospetto alle astruse costruzioni storico-filosofiche di Giambattista Vico; si figuri se posso prende in considerazione, anche per ischerzo, una disciplina novissima e mostruosa sin dal suo nome: psico-storia. Dimostri un po’ più di rispetto se non per il nome che porto o per i miei modestissimi meriti eruditi, almeno per la mia canizie!

  4. rosario Scrive:

    Esimio Prof Laurenziani,
    non mi aspettavo, dopo l’onore che mi ha fatto nella precedente lettera, un così aspro rimbrotto. Suvvia, non faccia pesare troppo la sua età veneranda, che tutti sappiamo quanto sia giovanile il suo spirito e quanto disposto ad accolgliere le novità dei tempi.
    Salutandola con affetto le ricordo che tra i maestri da lei citati, il più antico mi pare sia Erodoto, e che si debba proprio a lui questa bella parola che usiamo: “storia”. E allora, Professore, di che si indigna? A me risulta che quel greco aveva modi e procedure del tutto originali di selezionare le fonti e verificare i fatti e raccontarli. Detto col dovuto rispetto, racccontava balle tali che mi risulta difficile pensare lo potessero credere anche ai suoi tempi. Nondimeno risulta utilissimo alla storia. Per questo sicuramente al primo trimestre della specializzazione in Psico-Storia,si legge come classico tutto Erodoto.
    I miei rispetti

  5. rosario Scrive:

    @ gianinof
    non sono impazzito, non sono io Laurenzani, naturalmente.

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