<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>ETEMPODISCRIVERE ...</title>
	<atom:link href="http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.etempodiscrivere.it</link>
	<description>Review/blog di sopravvivenza mentale</description>
	<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:53:43 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>nocturnes</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6427</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6427#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 11:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[eventi]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[ambient music]]></category>

		<category><![CDATA[cdbaby]]></category>

		<category><![CDATA[classica]]></category>

		<category><![CDATA[classical]]></category>

		<category><![CDATA[francesco gianino]]></category>

		<category><![CDATA[keith jarret]]></category>

		<category><![CDATA[ludovico einaudi]]></category>

		<category><![CDATA[minimalismo]]></category>

		<category><![CDATA[neo classical]]></category>

		<category><![CDATA[neo romantic]]></category>

		<category><![CDATA[new age]]></category>

		<category><![CDATA[nocturnes]]></category>

		<category><![CDATA[notturni]]></category>

		<category><![CDATA[philip glass]]></category>

		<category><![CDATA[piano solo]]></category>

		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>

		<category><![CDATA[postmoderno]]></category>

		<category><![CDATA[spazi vuoti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6427</guid>
		<description><![CDATA[

 

Inverno, e letargo. Per due settimane, ogni sera, comporre un nuovo brano per pianoforte, guardare dai vetri di casa la pioggia cadere, provare il calore delle stanze. Dodici improvvisazioni per quindici giorni, una stanza illuminata per emozionarsi. Questi sono Nocturnes.
Il vuoto è un valore, oggi.
Togliere gli additivi della postmodernità per trovare uno spazio vitale.
Qui puoi ascoltare un&#8217;anteprima. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.myspace.com/gianinof"><img class="size-full wp-image-6426  alignleft" title="notturno di S. olio su tela" src="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/02/cover.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/02/cover.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6427"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Inverno, e letargo. Per due settimane, ogni sera, comporre un nuovo brano per pianoforte, guardare dai vetri di casa la pioggia cadere, provare il calore delle stanze. Dodici improvvisazioni per quindici giorni, una stanza illuminata per emozionarsi. Questi sono Nocturnes.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vuoto è un valore, oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Togliere gli additivi della postmodernità per trovare uno spazio vitale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.myspace.com/gianinof">Qui </a>puoi ascoltare un&#8217;anteprima. Il formato MP3 sarà disponibile sul web a fine mese presso l&#8217;etichetta indipendente Cdbaby, e acquistabile online anche su iTunes. Se desideri acquistare il Cd fisico mi puoi contattare inviando un email a gianinof@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6427</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Interni velati. Sulla traduzione di un termine hegeliano</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6435</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6435#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 11:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rosario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>

		<category><![CDATA[spazi vuoti]]></category>

		<category><![CDATA[apparenza]]></category>

		<category><![CDATA[autocoscienza]]></category>

		<category><![CDATA[coscienza]]></category>

		<category><![CDATA[Enrico de Negri]]></category>

		<category><![CDATA[fenomeno]]></category>

		<category><![CDATA[Fenomenologia dello spirito]]></category>

		<category><![CDATA[Fichte]]></category>

		<category><![CDATA[Goethe]]></category>

		<category><![CDATA[intelletto]]></category>

		<category><![CDATA[Interno]]></category>

		<category><![CDATA[Kant]]></category>

		<category><![CDATA[Maya]]></category>

		<category><![CDATA[oggetto]]></category>

		<category><![CDATA[sipario]]></category>

		<category><![CDATA[soggetto]]></category>

		<category><![CDATA[teatro]]></category>

		<category><![CDATA[velo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6435</guid>
		<description><![CDATA[
di RG
Fenomenologia dello Spirito c&#8217;è un passaggio di particolare ardua comprensione; c&#8217;è ne sono tanti così, ma questo è veramente ostico. Si tratta della transizione dalla sezione dedicata alla Coscienza alla sezione dedicata all&#8217;Autocoscienza. Semplificando, e senza pretese di esattezza filologica, io spiegherei il momento della Coscienza rinviando a quell&#8217;atteggiamento che tende a certificare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/02/teatro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6436" title="teatro" src="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/02/teatro.jpg" alt="" width="230" height="153" /></a></p>
<p>di <em>RG</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fenomenologia dello Spirito c&#8217;è un passaggio di particolare ardua comprensione; c&#8217;è ne sono tanti così, ma questo è veramente ostico. Si tratta della transizione dalla sezione dedicata alla Coscienza alla sezione dedicata all&#8217;Autocoscienza. Semplificando, e senza pretese di esattezza filologica, io spiegherei il momento della Coscienza rinviando a quell&#8217;atteggiamento che tende a certificare un oggetto, nel modo come si presenta, e che quindi ha come proprio assillo la definizione di una corretta Vorstellung, di una rappresentazione stabile e consistente, perciò epistemica, vera. L&#8217;Autocoscienza consisterebbe invece in quell&#8217;atteggiamento che tende a certificare la verità del proprio Sé, instaurando una relazione con gli oggetti reali funzionale alla propria autonomia, alla Selbstaendigkeit. <span id="more-6435"></span>Dunque la Vorstellung si costituisce in un atteggiamento intenzionale oggettivante, mentre la Selbstaendigkeit richiede, oltre all&#8217;intenzionalità oggettivante, un atteggiamento relazionale e funzionale con questa oggettività. L&#8217;idea di Hegel è che la Vorstellung si fondi su una Selbstaendigkeit e, nel suo procedimento, passare dall&#8217;una all&#8217;altra significa passare da un orientamento parziale al contesto globale di quell&#8217;orientamento. Potremmo dire che ogni conoscenza oggettivante di realtà esterne richiede una stabilizzazione della struttura conoscitiva in modo che questa riesca ad instaurare con le realtà esterne una relazionalità funzionale. La conoscenza potrà anche produrre contenuti oggettivi indipendenti dal conoscente, anzi lo deve fare, ma deve poter anche sussistere e mantenersi in quanto conoscente all&#8217;interno della realtà, da questa realtà deve farsi riconoscere. Se la coscienza tende a conoscere, l&#8217;autocoscienza vuole esser riconosciuta; dal Kennen all&#8217; Anerkennen. Se la coscienza è uno sguardo, l&#8217;autocoscienza è l&#8217;interesse che quello sguardo ha a trovare nella realtà il proprio posto e la propria collocazione, ed in un certo senso è l&#8217;interesse o il desiderio a esser ri-guardato dalla realtà, ad esser tenuto in considerazione, desiderio di visibilità.<br />
Detto questo, l&#8217;ambizione di Hegel sarebbe quella di mostrare che quel Soggetto che fissa e determina la Vorstellung sia oggettivabile, sia trovato da qualche parte nella realtà oggettiva, non come una ulteriore ed ennesima Vorstellung riflessiva, ma come capacità di instaurare una relazionalità mirata a consolidare una Selbstaendigkeit. Cioè, cercando di chiarire meglio questo svolgimento, se la Vorstellung ci da scorci su oggetti, la Vorstellung stessa come oggetto è qualcosa che può a sua volta essere rappresentata solo se ne riconosciamo la Selbstaendigkeit. Sembra complicato, ma lo schema dialettico per cui si passa da un sapere dell&#8217;oggetto ad un oggettivazione del sapere può essere esemplificato anche nel modo seguente. Se la struttura di un occhio permette una certa modalità di visione, per capire sia la struttura dell&#8217;occhio sia questa modalità di visione, dovrei allargare il campo e cercare di capire quale sistema relazionale e funzionale trova il proprio equilibrio e soddisfa il proprio interesse a sussistere in quella forma organica di percezione, ovvero dovrei oggettivare non semplicemente l&#8217;occhio e il suo obiettivo ma l&#8217;intero organismo ed il suo adattamento ad un certo tipo di ambiente e quindi tematizzare il soggetto della conoscenza nel suo desiderio di riconoscimento.<br />
Naturalmente la dialettica d&#8217;accesso al soggetto Hegel non la dispiega su un piano in cui abbiamo il soggetto come cervello incarnato e adattato (anche se nella sezione sulla Ragione ci va vicino); Hegel oggettiva il soggetto parlando di desiderio e vita, e direi che questo già basta.<br />
Il filosofo, per guidare la transizione dall&#8217;oggetto della conoscenza all&#8217;oggettivazione del conoscere stesso quale macchina desiderante, dispiega una serie graduale di tematizzazioni abbastanza complesse che rivoltano da tutti i lati i concetti di Forza, Legge, Mondo, e che trovano però un punto di convergenza e risoluzione nel concetto di Fenomeno, Erscheinung (la stessa parola di Kant e Schopenahuer, che Colli traduce &#8220;Apparenza&#8221;). Ora mentre per Kant e Schopenauer l&#8217;Erscheinung è quella cortina che impedisce di catturare la natura intima ed essenziale del soggetto del conoscere per oggettivarlo, per Hegel, proprio al contrario, comprendere la natura fenomenica e apparente dell&#8217;oggetto del sapere non chiude ma apre lo scenario per l&#8217;apparizione, l&#8217;entrata in scena, il venire alla ribalta del soggetto stesso nel suo desiderio di visibilità. Dunque in Hegel la comprensione della natura dialettica, mediana e duplice, dell&#8217;Erscheinung, si indirizza a intendere la mobilità di quella barriera che separa il Mondo sensibile dal Mondo intellegibile, l&#8217; Interno delle cose dall&#8217; Interno del conoscere. Per Hegel ogni interno ha un interesse ad apparire ed essere riconosciuto imprimendosi nella superficie, esprimendosi. Così troviamo alla fine della sezione dedicata alla Coscienza questo celebre passo, che trascrivo nella traduzione di Vincenzo Cicero.</p>
<p>&#8220;Questo velo che copriva l&#8217;interno è dunque tolto , e adesso è presente solo l&#8217;interno che guarda l&#8217;interno (&#8230;) E&#8217; chiaro allora come dietro il cosiddetto velo che deve nascondere l&#8217;Interno non ci sia niente da vedere. Per vedere e perché qualcosa possa essere visto, non occorre altro che andare noi stessi là dietro&#8221; (Fenomenologia dello Spirito, Rusconi 1995, p.259).</p>
<p>Il &#8220;velo&#8221; coprente che è stato tolto è immagine del processo dialettico che ha portato l&#8217;Erscheinung ad essere rimossa, quale cortina inamovibile o copertura, per essere conservata quale confine mobile e superficie impressionabile. Non si capisce però come questa immagine ingrani con l&#8217;idea di uno spostamento locale &#8220;là dietro&#8221;. Se il velo davanti agli occhi viene rimosso, perché dovrei io stesso ancora spostarmi per vedere qualcosa ? Qui, così, sembra che Hegel stia dicendo che tolto il velo dagli occhi, davanti non c&#8217;è più alcun oggetto da contemplare, ma c&#8217;è solo un soggetto che gironzola a vuoto giocando a nascondino con se stesso. Un disappunto del genere però richiama il carattere elusivo e illusorio dell&#8217;Erscheinung in Schopenauer. Allora sono andato a controllate il termine &#8220;Velo&#8221; nel testo per vedere se trovavo das Schleier (der Maya), termine che ha una sua suggestione esoterico-estetica.<br />
Ebbene il termine hegeliano che Enrico de Negri aveva tradotto nel 1960 con &#8220;cortina&#8221;, è &#8220;der Vorhang&#8221;. Già rispetto a das Schleier è molto più pesante e prosastico, tra l&#8217;altro il dizionario di Vladimiro Macchi dà come sue traduzioni possibili: 1) &#8220;tenda&#8221; di finestra, 2) &#8220;sipario&#8221; del proscenio. Insomma l&#8217;immagine non funziona tanto alludendo ad un velo oculare o mentale che cade, ma ad una dislocazione del soggetto, che può essere sulla scena, dentro il quadro, di fronte ad una quarta parete teatrale, per essere osservato, o in platea a godersi lo spettacolo. Nella frase &#8220;l&#8217;interno guarda l&#8217;interno&#8221; quale verbo usa Hegel ? &#8220;Schauen&#8221;, non &#8220;sehen&#8221;, non &#8220;Anschauen&#8221;. Usa il verbo riconoscibile come integrante semantico nella parola Schauspieler (attore) e Schuaspiel (spettacolo teatrale). Dunque ora mi si chiarisce perché Hegel affermi che &#8220;Per vedere e perché qualcosa possa essere visto, non occorre altro che andare noi stessi là dietro&#8221;. Perché l&#8217;Erscheinung della Vorstellung riveli un soggetto occorre che prima un soggetto entri in scena, agisca, rappresenti la propria parte, si conquisti la propria visibilità attoriale sulla ribalta. Il soggetto è dunque oggettivabile perché esso stesso sussiste nella propria messa in ruolo, come attante in vista di un riconoscimento. Il soggetto è dunque un personaggio in cerca di spettatori.<br />
Hegel prende per il colletto il soggetto di Fichte e Kant e lo getta sul proscenio della storia, privandolo del suo luogo trascendentale, protetto e intangibile. Tanto che sappiamo bene che mentre il soggetto trascendentale di cui si occupano Fichte e Kant non rischia di morire, quello di Hegel per non morire preferisce servire.<br />
Il Goethe impresario e sovraintendente del teatro di Weimar (secondo Vittorio Mathieu l&#8217;unica cosa che il genio universale abbia fatto professionalmente nella sua vita - &#8220;Goethe e il suo diavolo custode&#8221;, Adelphi, 2002, p. 114) era dunque vicino, stranamente vicino, ad Hegel quando dava all&#8217;intimo del pensiero una dislocazione &#8220;Wir denken, Ort fiir Ort sind wir im Innern&#8221; - Noi pensiamo, luogo per luogo siamo all&#8217;Interno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6435</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>globalizzazione</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6422</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6422#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 15:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[vocabolario]]></category>

		<category><![CDATA[franco la cecla]]></category>

		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>

		<category><![CDATA[indigeni]]></category>

		<category><![CDATA[occidente]]></category>

		<category><![CDATA[rovine]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6422</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Questi due termini (Occidente e Globalizzazione) sono infarciti di ideologia, sono auto-incenso all&#8217;idea che effettivamente una sola cultura e un solo mercato abbiano vinto dappertutto. Idea molto lontana dalla realtà. Quanto più si analizzano da vicino le conseguenze della globalizzazione, tanto più ci si rende conto che una crescita di localismi e di ragioni locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Questi due termini (Occidente e Globalizzazione) sono infarciti di ideologia, sono auto-incenso all&#8217;idea che effettivamente una sola cultura e un solo mercato abbiano vinto dappertutto. Idea molto lontana dalla realtà. Quanto più si analizzano da vicino le conseguenze della globalizzazione, tanto più ci si rende conto che una crescita di localismi e di ragioni locali ne è l&#8217;effetto più immediato. Probabilmente l&#8217;effetto maggiore della globalizzazione è proprio un maggiore potere diffuso ai popoli indigeni, siano essi stanziali o in diaspora. È paradossale che siano i campi tradizionalmente in mano all&#8217;ideologia unificatrice ad essere oggi frammentati.&#8221;</p>
<p>(Franco La Cecla, in <em>Semantica delle rovine, </em>manifestolibri ed.)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6422</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;iSola, materiali per un sogno</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6412</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6412#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 11:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[eventi]]></category>

		<category><![CDATA[artaud]]></category>

		<category><![CDATA[elaine bonsangue]]></category>

		<category><![CDATA[heiner muller]]></category>

		<category><![CDATA[isola]]></category>

		<category><![CDATA[licantropo]]></category>

		<category><![CDATA[medea]]></category>

		<category><![CDATA[pantelleria]]></category>

		<category><![CDATA[salvo gennuso]]></category>

		<category><![CDATA[scenario pubblico]]></category>

		<category><![CDATA[sogno]]></category>

		<category><![CDATA[statale 114]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6412</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;isola o Li sola.: racconto di una donna che nella storia ,come parte del tempo nel Mito, è Medea; che diventa una senza nome nell&#8217;epoca contemporanea, spazio di roccia su cui l&#8217;uomo si appoggia.
Queste storie raccontano d&#8217;un problematico rapporto fra il maschile e il femminile. Affrontano il tema dell&#8217;amore, dell&#8217;abbandono, dentro un paesaggio che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/22047_1255803027472_1001486116_30678029_6780274_a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6411" title="22047_1255803027472_1001486116_30678029_6780274_a" src="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/22047_1255803027472_1001486116_30678029_6780274_a.jpg" alt="" width="180" height="254" /></a>L&#8217;isola o Li sola.: racconto di una donna che nella storia ,come parte del tempo nel Mito, è Medea; che diventa una senza nome nell&#8217;epoca contemporanea, spazio di roccia su cui l&#8217;uomo si appoggia.<br />
Queste storie raccontano d&#8217;un problematico rapporto fra il maschile e il femminile. Affrontano il tema dell&#8217;amore, dell&#8217;abbandono, dentro un paesaggio che è fatto di sesso, sangue e tradimento. Raccontano di due solitudini, perse nella lontananze delle stelle, di due figure che sognano o che fanno sognare, di due esseri femminili alla continua ricerca d&#8217;un approdo, rinchiuse dentro le loro prigioni, schiave del loro corpo, regine sull&#8217;uomo che le ama, padrone fino alla sottomissione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6412"></span><br />
Radicati dentro un percorso che ci mette continuamente contro i principi della forma, su come raccontare, su come narrare in musica o attraverso il video, ferocemente attaccati alla prospettiva di trovare un linguaggio che trasferisca nella scena il frutto dei nostri esperimenti sul corpo, voce media, ci rendiamo improvvisamente conto che il testo scenico si fa da se, che diventa organismo che respira e che reclama il suo spazio.<br />
L&#8217;iSola che doveva essere solo un esperimento, il tentativo di mettere in scena per la prima volta un testo nostro, mio, protetti sotto l&#8217;ala di uno dei nostri padri, e che padre, diventava il luogo della riflessione, del dibattito fra artista e arte, fra ciò che si muove con il proprio respiro e la propria evidenza di carne come essere nella storia e ciò che sta oltre la storia, ciò che innalza ed eleva le singole vicende per fare paradigma della condizione umana, ciò che dà lo stimolo a creare ciò che non esiste in natura ma che diventa, come ci ha insegnato Artaud, più natura della natura.<br />
In queste due vicende di donne che narriamo abbiamo nascosto diverse storie. Ognuno ci trovi la propria, se ne ha voglia. Io posso dire oggi che tutto quello che sapevamo di queste due donne lo abbiamo raccontato in scena, aggiungendo che ci piaceva immaginare la donna senza nome di Sogno sonno grido come Medea, rinchiusa in un isola, dopo che ha ucciso i suoi figli.<br />
Ci piaceva anche immaginare come sogno ciò che ha evidenza di carne sulla scena e come reale l&#8217;immagine nel video. Ci piace pensare che sia un uomo a sognare ma che quest&#8217;uomo sogna di lei, incapace a sognare da solo. Lei è la Musa che da i tempi e lo spazio, lei sta oltre l&#8217;uomo, l&#8217;artista. Sta li con il suo fardello di dolore e piacere, dentro i rivoli del suo sangue che scorre, senza sapere se quel sangue, che sa di mestruo, sia generativo o segni un&#8217;idea di fine.<br />
Noi non sappiamo, ne abbiamo soluzioni. Proponiamo dubbi.</p>
<p style="text-align: justify;">(testo pubblicato su Facebook da <em>Statale 114</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">L’iSola. Materiali per un sogno.<br />
(Medea Material, di Heiner Mueller, Sogno sonno grido di Salvo Gennuso)<br />
Con Elaine Bonsangue<br />
E con Rosa Carletta, Sonia Correnti, Vanessa Selvaggio, Marco Strano<br />
Musiche Giancarlo Trimarchi, Videodesigner Luca Pulvirenti,<br />
Regia luci Sammy Torrisi Costumi Olivia Cutore,<br />
riprese Stefano Rigano, Trucco Anna Fina Musa: l’Isola di Pantelleria<br />
Scena Elaine Bonsangue Salvo Gennuso<br />
Organizzazione Silvio Parito<br />
Luci e regia Salvo Gennuso<br />
Hanno collaborato: Alessio Vasta, Luciano Modica. Cetti Rizzo, Davide Rostan<br />
Si ringrazia La Chiesa Evangelica Valdese di Catania<br />
Il 5, 6 febbraio ore 21, il 7 febbraio ore 19 biglietto int. 12€ ridotto 9€<br />
Scenario Pubblico, via teatro Massimo 16 Catania<br />
Per info e prenotazioni tel. 3474826940</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6412</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>spazi vuoti (15)</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6408</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6408#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[spazi vuoti]]></category>

		<category><![CDATA[horror pleni]]></category>

		<category><![CDATA[spazio]]></category>

		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6408</guid>
		<description><![CDATA[Conclusione
Lo spazio vuoto è un indicatore di direzione per chi costruisce vie di fuga.
È un ideale più vicino alla dimensione spirituale.
Lo spazio vuoto è la metafora di un&#8217;arte che interrompe il flusso del tempo. La metafora di una parola indefinita e di una musica svuotata. Lo spazio vuoto scava una pausa, dentro il tutto pieno.
Il vuoto vince [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Lo spazio vuoto è un indicatore di direzione per chi costruisce vie di fuga.<br />
È un ideale più vicino alla dimensione spirituale.<br />
Lo spazio vuoto è la metafora di un&#8217;arte che interrompe il flusso del tempo. La metafora di una parola indefinita e di una musica svuotata. Lo spazio vuoto scava una pausa, dentro il tutto pieno.<span id="more-6408"></span></p>
<p>Il vuoto vince l&#8217;<em>horror pleni</em>. La scrittura e la musica devono assumere su di sé l&#8217;istanza onirica del vuoto muovendo una controffensiva  alla civiltà del pieno. L&#8217;individuo si scopre autonomo e non più automa. Il tutto pieno della strada, del cielo, della terra, del suono, dell&#8217;immagine, s&#8217;arresta. Si guarda al futuro, da un cantiere dove elaborare la felicità. (fg)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6408</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Bolla d&#8217;aria (8)</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6405</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6405#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 14:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[aria]]></category>

		<category><![CDATA[bolla]]></category>

		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6405</guid>
		<description><![CDATA[di Adriana Iacono
Come previsto all&#8217;orario stabilito cinquantamilioni di Emuli realizzarono un contatto diretto col Palau d&#8217;Event. Nel salone dell&#8217;accoglienza si respirava un&#8217;aria elettrizzante, tutto era pronto per intrattenere il pubblico assetato di realtà virtuale. Dai soppalchi i ballerini si esibivano in danze tribali mentre la musica li incalzava a ritmo serrato. Immagini di luoghi perduti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Adriana Iacono</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come previsto all&#8217;orario stabilito cinquantamilioni di Emuli realizzarono un contatto diretto col Palau d&#8217;Event. Nel salone dell&#8217;accoglienza si respirava un&#8217;aria elettrizzante, tutto era pronto per intrattenere il pubblico assetato di realtà virtuale. Dai soppalchi i ballerini si esibivano in danze tribali mentre la musica li incalzava a ritmo serrato. Immagini di luoghi perduti o mai esistiti creavano atmosfere esotiche pervase di aromi inebrianti. Centinaia di soppalchi su decine livelli, ognuno immerso in una dimensione diversa. <span id="more-6405"></span>Laghi dalle acque cristalline, deserti assolati, grandi pianure verdi o mari azzurri facevano da contesto tridimensionale alle danze sfrenate. Ma in tutte queste riproduzioni di realtà si percepiva come un vuoto, un&#8217;assenza che la musica e i ballerini a stento riuscivano colmare. C&#8217;era come un senso di desolazione che emanava da ognuno degli spazi rievocati da luci, colori e profumi. Lo spettacolo però era magnifico. Dal mio posto privilegiato godevo di un&#8217;ampia visuale di  quello che succedeva nel salone e sui soppalchi.<br />
Molti tipi afro testimoniavano la tendenza fisiognomica che si era imposta negli ultimi tempi. I rigeneratori avevano lavorato alla creazione di standard estetici che soddisfacessero le richieste di fotogenia dell&#8217;interfaccia e di immedesimazione degli Emuli: la tendenza etno era una vera e propria rivoluzione fatta di incarnati olivastri lineamenti marcati e intensità di sguardi, contro i colori chiari e il misurato distacco della tendenza precedente. Cercai Murien e Lucas con gli occhi. Entrambi mi fecero un cenno d&#8217;assenso. Era ora di avviare le procedure di contatto profondo. Ognuno richiamò a sé gli specialisti e rimase in attesa del segnale convenuto.<br />
Alzai una mano  muovendo appena le dita. Murien e la sua corte etnica, alla mia destra, si spostarono verso le postazioni ergonomiche per le prestazioni sessuali. Alzai la mano sinistra e Lucas e il suo gruppo si diressero verso la sala dell&#8217;incontro mistico. Li osservai mentre si allontanavano, due gruppi così diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro: richiamo selvatico e algido mistero, avanguardia e  tradizione.<br />
Io mi pregiavo di essere al di fuori ogni tendenza. A eccezione della manutenzione ordinaria i miei caratteri somatici non erano stati trattati dal rigeneratore, la mia naturalezza e la mia espressività confondevano e affascinavano allo stesso tempo. Venivo percepita come un&#8217;anomalia del sistema che però funziona perfettamente dentro l&#8217;ingranaggio. Un controsenso. Tale in effetti mi percepivo anch&#8217;io, qualcosa che male si conciliava con tutto quello che vedevo intorno e veniva visualizzato nei grandi schermi di localizzazione: gli sguardi intensi delle Individualità o le facce estasiate degli Emuli. Eppure ero parte di loro, conoscevo quegli sguardi e quell&#8217;estasi. Conoscevo entrambi i lati dello schermo, lo avevo attraversato e adesso godevo il privilegio della conquista ma ero stata Emula anch&#8217;io tanto tempo fa. Sapevo come ci si sente durante il contatto, come essere toccati da una mano salvifica, qualcosa che nessuna droga chimica non gestita può dare. Quanta vita spesa a guardare vite altrui, osservare comportamenti, scrutare Individualità per capire cosa le rendesse così speciali. Quanto tempo passato a carpire segreti, a scovare segni che aprissero un varco alla comprensione. Localizzare i Leader in ogni momento della loro giornata, carpirne gesti e atteggiamenti, cogliere il segreto della loro unicità. Vivere praticamente con loro fino allo sfinimento per poi rendersi finalmente conto: la visibilità non era il mezzo ma il fine della Rete. Non era l&#8217;effetto ma la causa che attivava i neuroni specchio. Questa era stata l&#8217;epifania, scoprire la semplice equazione che reggeva il gioco. Capirlo significava oltrepassare lo schermo, superare la cortina tra la realtà anonima e la sua sfavillante rappresentazione. Tutti volevano entrare nel sogno ma il sogno era già affollato. Mi guardai intorno e feci un ceno del capo. I miei specialisti rapidi si radunarono intorno a me. Insieme ci avviammo verso la sala di contatto telepatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=6397">bolla d&#8217;aria (7)</a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6405</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>pausa</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6400</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6400#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[pausa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6400</guid>
		<description><![CDATA[di Giulio Traversi
Il paese è brutto.
È difficile camminare con i tacchi sulla pavimentazione in pietra lavica.
Tutti i vecchi guardano.
Fortunatamente fuori dal paese ci sono l&#8217;orizzonte delle colline e il verde.
Sento gli strilli del vicolo chiusa dentro, e la finestra s&#8217;affaccia su un giardinetto pieno di margherite gialle.
Ho un mazzo di margherite gialle anche dentro casa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/dsc_0052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6402" title="casalinga © fg" src="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/dsc_0052-300x236.jpg" alt="" width="210" height="165" /></a>di <em>Giulio Traversi</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il paese è brutto.<br />
È difficile camminare con i tacchi sulla pavimentazione in pietra lavica.<br />
Tutti i vecchi guardano.<br />
Fortunatamente fuori dal paese ci sono l&#8217;orizzonte delle colline e il verde.<br />
Sento gli strilli del vicolo chiusa dentro, e la finestra s&#8217;affaccia su un giardinetto pieno di margherite gialle.<br />
Ho un mazzo di margherite gialle anche dentro casa, ma sono finte.<br />
Le pareti di casa sono verde acqua colore del mare.<br />
<span id="more-6400"></span>I vecchi stanno come parati lungo il Corso principale, attaccati all&#8217;uscio della proloco e della sezione ex combattenti di guerra, oppure stanno sull&#8217;uscio del bar senza dire niente, e le comari parlano per strada coi bambini tra le braccia. Altre persone stanno in piedi davanti alla Banca e intorno la fontana bianca che sembra una conchiglia, e stanno là perché ci sono anche delle panchine dove sedersi. Vedevo la pietra colore della sabbia, polverosa come il pane integrale, e tante case in cemento grezzo e tetti rossastri e pilastri, e balconi con le ringhiere in ferro battuto.<br />
A valle la campagna è verde.<br />
Niente mare all&#8217;orizzonte ma saliscendi di colline brulle chiazzate di giallo e verde, sembrano coperte sfatte.<br />
La piazza con la chiesa madre è deserta, ed è silenziosa.<br />
A casa mi preparo la cena: pomodoro zucchine uova pane e formaggio.<br />
Al centro, in cucina, tra le pareti color verde acqua, c&#8217;è un tavolo rotondo coperto da una tovaglia azzurrina.<br />
Sopra il tavolo c&#8217;è un vaso di fiori gialli, delle margherite finte.<br />
Le volevo sostituire quelle margherite con quele vere del giardino.<br />
Percorrendo la strada principale, ho notato dietro la chiesa il giallo di grandi margherite.<br />
Poso la borsa coi libri sopra una sedia di legno e mi getto di peso sul letto. Chiudo gli occhi. Il respiro si calma e i muscoli distendono sereni: il pranzo da cucinare, la confusione in classe assordante, i colleghi frettolosi vanno via dopo che suona l&#8217;una e venti, tutti scompaiono e io resto qui a scoprire un&#8217;altra vita. Chiamo Paolo. Forse lo disturbo, penso.<br />
Mi stiro sul letto.<br />
«Pronto!»<br />
«Sono in macchina.»<br />
«Come stai?»<br />
«Tu?».<br />
«Bene».<br />
«Quando torni?»<br />
«Non lo so.»<br />
«Cosa pensi?»<br />
«Poi te ne parlo.»<br />
«Pensi a noi due»<br />
«Sì.»<br />
«Sono bei pensieri?»<br />
«Sai le cose che ci diciamo sempre.»</p>
<p>C&#8217;è sempre da cucinarsi, rifare i piatti, poi ci si riposa un po&#8217;, più tardi faccio la spesa, leggo per la scuola ed è già sera, la cena e niente, mi distendo sul letto, mi spoglio, immagino lui, poi lui scompare e chiudo gli occhi e non ho forza per pensare all&#8217;indomani. I pensieri fanno compagnia e danno il sorriso. Mi sento sola, in compagnia di pensieri che sono buoni, fatti di sogni; il passato che ritorna ad ondate e le persone che incontro e il desiderio che volge gli occhi intorno. Quando sono in viaggio, esploro le pianure gialle e le loro onde sinuose sotto i banchi di nebbia, i tornanti e le gazze ladre che volano da una parte all&#8217;altra della carreggiata, i casolari sfondati lontano con gli ulivi guardiani,  un ulivo tra il giallo e le zolle umide di terra. Sono due ore di macchina per una strada a doppio senso di circolazione. Due ore sono tanto lunghe quanto un pensiero dominante che ruba gli occhi. Le cose che guardo attraverso il parabrezza sono indifferenti. Molte volte avrei voluto dirglielo, ma accarezzavo sempre le sue mani, perché gli volevo bene: le dita si accarezzano, s&#8217;intrecciano, palmo e dita e ossa, sempre più forte. Lo sguardo abbassato e vuoto e le mani che si stropicciano. Quella volta sono corsa via veloce, senza cercare i suoi occhi. Il paese di sera è muto e cieco. Il televisore riempie le stanze di voci familiari e rassicuranti, le notizie sono tristi e una guerra si prepara e si ricordano le torri bruciate. Il fuoco sotto la pentola, la verdura e l&#8217;uovo e il formaggio e il pane, una bottiglia d&#8217;acqua, pomodori rossi e un mandarino. Prendo una lampada dalla camera da letto, la poggio sopra il frigo, attacco la spina nella presa e si diffonde una luce calda. A lui piace la luce soffusa. Spegneva tutta l&#8217;illuminazione lasciando brillare solo la abat-jour sopra il mobile proiettando una luce arancione dal corridoio sino alla stanza da letto. Alle sette e mezza del mattino sono già sveglia, mi faccio la doccia, m&#8217;asciugo i capelli e già sono le otto, mi guardo allo specchio e metto qualcosa sul viso, faccio colazione, mi vesto velocemente - già so cosa mettermi: pantaloni verde scuro camicia con le maniche lunghe color avana, lucida, poco scollata-, mi guardo allo specchio, il caffè fischia, le scarpe col tacco nero a punta, bevo senza zucchero, ed esco con la brioche tra i denti. Alle otto e venticinque la campanella suona e si vola in sala professori per mettere la firma di presenza sul registro.<br />
Il tempo è una linea interminabile. Un giorno è stato come un anno. Il tempo bisogna fermarlo coi gesti. Ho eletto un nuovo amante. Suona il basso elettrico in parrocchia. Una domenica ero seduta tra i primi banchi e osservavo quel ragazzo che tentava ritmi funky durante la cerimonia religiosa. Mi sono tanto incuriosita che non ho ascoltato l&#8217;omelia, guardavo quello che faceva: attaccava lo spinotto nell&#8217;amplificatore, accordava lo strumento, cercava lo spartito e lanciava qualche sorriso per aria. Lui ha vent&#8217;anni o poco più. Un giorno l&#8217;ho visto passare vicino casa, gli ho fatto cenno e l&#8217;ho invitato a prendere un tè. Abbiamo parlato di letteratura americana. Il pomeriggio è trascorso dentro la stanza inclinata alla luce del tramonto. Il desiderio talvolta rinchiude dentro le stanze e ci fa sentire uniti. Tutto questo è leggero. Lui poi si è alzato a notte fonda gesticolando con le braccia nella stanza buia, come se fosse stato un astronauta su di un pianeta senz&#8217;aria. Ha cercato i pantaloni, la camicia, le scarpe. Ha aperto l&#8217;uscio di casa e se n&#8217;è andato, come un ladro. Io poi mi sono svegliata perché ho sentito bussare alla porta. Ho capito tutto e ho notato il suo portafogli sopra il comodino. Ho avvolto il corpo nudo intorno al lenzuolo e ho aperto la porta. Lui mi ha sorriso per salutarmi.</p>
<p>Sogno una spiaggia bianca col mare che la bagna, brontolando di nascosto; c&#8217;è un uomo adulto e un bambino che camminano. Mano nella mano. Poi si allontanano come una nave all&#8217;orizzonte. E scompaiono come nulla fosse stato. Scompaiono. Non li vedo più. Il mare continua il suo brontolio senza pausa.<br />
La porta era aperta e si vedeva la finestra tra il cielo.<br />
Lo sguardo da dentro spaziava tra cielo e mare incorniciato da nuvole e sabbia.<br />
Sempre attraverso la finestra.<br />
La notte è buia.<br />
La notte fonda è buia e pesta di nero.<br />
L&#8217;amore dentro mura bianche e vuote.<br />
Ho giocato agli amanti che si confessano che un giorno si lasceranno.<br />
È il gioco della verità.<br />
Ci sediamo in salotto, un salotto pieno di un divano rosa e un tavolino basso e trasparente.<br />
L&#8217;amore, dicono, sia una rivoluzione.<br />
Dell&#8217;amore che mi trascino ho disagio.<br />
Una carezza sul viso e lo guardo in silenzio, il volto tra le mani.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6400</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Bolla d&#8217;aria (7)</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6397</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6397#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[aria]]></category>

		<category><![CDATA[bolla]]></category>

		<category><![CDATA[spazio]]></category>

		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6397</guid>
		<description><![CDATA[di Adriana Iacono
Al nostro ingresso il cuore del Palau d&#8217;Event s&#8217;illuminò di raggi rossi nella nostra direzione. La folla vista dal palco trionfale era imponente. Appena fummo al centro dei fasci di luce  dall&#8217;arena salì un urlo strepitoso che ci colse impreparati. I nostri nomi scanditi nel frastuono creavano un&#8217;eco che si perdeva lontano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Adriana Iacono</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al nostro ingresso il cuore del Palau d&#8217;Event s&#8217;illuminò di raggi rossi nella nostra direzione. La folla vista dal palco trionfale era imponente. Appena fummo al centro dei fasci di luce  dall&#8217;arena salì un urlo strepitoso che ci colse impreparati. I nostri nomi scanditi nel frastuono creavano un&#8217;eco che si perdeva lontano e ci smarriva. Ecco una cosa a cui non mi sarei abituata mai, l&#8217;idolatria delle masse. Sebbene questa non fosse la folla oceanica dei miei migliori eventi era pur sempre una meravigliosa calca: migliaia di Individualità prorompenti di energia. Il pulsare ritmico dei loro corpi accaldati, delle loro voci fragorose era un&#8217;onda magnifica che si rifrangeva sul nostro ego insaziabile.<span id="more-6397"></span><br />
Ad un mio cenno lo strepito di voci e musica si placò. Coloro che avevano acclamato il mio nome adesso zittiti pendevano dalle mie labbra.<br />
Nel silenzio assoluto del salone le mie parole risuonavano vibranti: &#8220;Cinquantamilioni di Emuli stanno per abbeverarsi a questa fonte,&#8221; dissi con tono solenne &#8220;diamo loro ciò di cui essi si nutrono: la nostra linfa è la loro linfa, la nostra vita è la loro vita, i nostri bisogni sono i loro bisogni, il nostro piacere è il loro piacere. Noi siamo la loro immagine riflessa, quella che essi cercano allo specchio. l&#8217;Ente si compiace delle vostre singole individualità tutti voi siete stati accolti all&#8217;interno di questo olimpo in virtù del vostro carisma personale ma, ricordate, la massa è la nostra forza.&#8221; Feci un breve pausa e pare dare maggiore enfasi al momento poi lanciai il motto benaugurale &#8220;la nostra energia da sola è nulla, la somma di tutte le energie è bellezza suprema.&#8221; La musica riprese con ritmi incalzanti dall&#8217;arena giunse un boato fragoroso.<br />
Dopo qualche minuto fu Murien a prendere la parola. Un silenzio magico accolse il suo discorso. &#8220;I nostri occhi sono la nostra forza. Il nostro potere di seduzione, il nostro magnetismo vengono dai nostri occhi. Quando guardiamo negli occhi possiamo conoscere una persona intimamente, scoprire i suoi segreti perfino. Bene io vi dico di guardare i vostri Emuli negli occhi, essi non potranno sottrarsi al loro fascino. Guardateli negli occhi e saranno in vostro potere. L&#8217;unica vera comunicazione possibile tra voi e loro è attraverso lo sguardo, non fatevi sfuggire questa grande occasione di seduzione.&#8221; Anche lei fece una breve pausa prima di lanciare il motto conclusivo urlando. &#8220;Nessuno potrà vedere lo  splendore dei vostri occhi senza VideOculis!&#8221;<br />
La folla scandiva Vi-de-O-cu-lis, Vi-de-O-cu-lis, all&#8217;infinito.<br />
Toccò a Lucas riportare il silenzio e dare il via alla localizzazione con il suo discorso conclusivo.<br />
&#8220;Questa è una notte speciale. Il primo evento della nuova Era. Il Merchat Unificat Un sta portando portato grandi cambiamenti nelle nostre vite, sta  facendo di noi individualità migliori. Espressioni come &#8220;immagine modello&#8221; o &#8220;accrescimento emotivo&#8221; sono già entrate nel nostro linguaggio e nella nostra esperienza di vita comune. Grazie alle nuove tecniche di potenziamento dei neuroni specchio introdotte dalla rete la nostra società si verso un luminoso futuro fatto di fatto di individualità esemplari e masse conformi. Noi siamo il faro, il punto di riferimento della nuova società modellata sulla foggia delle nostre caratteristiche estetiche e comportamentali.<br />
Da quando le percentuali di rendimento hanno sostituito il denaro siamo liberi dalla schiavitù del commercio, liberi di esprimere al meglio le nostre potenzialità. Sta a noi fare in modo che queste potenzialità siano incanalate nella direzione giusta. Questo è il nostro compito, la nostra missione. Voi siete Vertici, Leader, Individualità. Siete emersi dal marasma indistinto degli Emuli. Tra qualche minuto avverrà il contatto di localizzazione tutto quello che ho da dirvi è siate voi stessi, siate il meglio di voi stessi.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=6379">Bolla d&#8217;aria (6)</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=6405">Bolla d&#8217;aria (8)</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6397</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>nulla di straordinario</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6386</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6386#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 20:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<category><![CDATA[canada]]></category>

		<category><![CDATA[Family]]></category>

		<category><![CDATA[kate moss]]></category>

		<category><![CDATA[new york]]></category>

		<category><![CDATA[nulla]]></category>

		<category><![CDATA[straordinario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6386</guid>
		<description><![CDATA[di Giulio Traversi
Dietro le sbarre era bello, si vedeva un lago ampio come il mare, solcato da navi che scandiscono il tempo. Non era male, il sole schiariva le pareti bianche, e la notte di luna di tanto in tanto turbava i pensieri.
- Dove ti portano?
- Non so.
- Ci sono novità?
- A te?
Quella mattina s&#8217;erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/kate-moss.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6387" title="kate moss" src="http://www.etempodiscrivere.it/wp-content/uploads/2010/01/kate-moss-300x294.jpg" alt="" width="240" height="235" /></a></strong>di <em>Giulio Traversi</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dietro le sbarre era bello, si vedeva un lago ampio come il mare, solcato da navi che scandiscono il tempo. Non era male, il sole schiariva le pareti bianche, e la notte di luna di tanto in tanto turbava i pensieri.<br />
- Dove ti portano?<br />
- Non so.<br />
- Ci sono novità?<br />
- A te?<br />
Quella mattina s&#8217;erano alzati all&#8217;alba, erano in due dentro il cellulare e andavano a New York.<br />
- Una faccenda nuova, forse.<br />
- È sempre così, non accade mai nulla di nuovo.<br />
<span id="more-6386"></span>Kate invece è una modella di Croydon, England. Nata nel 1974, di Gennaio, alta 174 centimetri. Due spicchi di mandarino dolce per labbra, bionda, capricciosa. Una donna bambina. La parete della cella di Greg era tappezzata di lei. Anche lei era bella.<br />
- C&#8217;è forse una novità.<br />
- Stokavich , ti hanno incastrato, porco demonio!<br />
- A te?<br />
<!--more-->Greg non voleva ricordare perché lo stessero conducendo a NY.<br />
- La vecchia vuole incontrarmi.<br />
- E poi?<br />
Stokavich  lo metteva alla prova e parlava come un serpente.<br />
- Io sono certo un figlio di puttana, ma certe cose mi fanno schifo.<br />
- Conosci Kate?<br />
Stokavich fa la faccia seria, bisbiglia in direzione dell&#8217;orecchio destro. Hanno le mani legate, anche i piedi. Coi ferri non riescono a toccarsi.<br />
- La roba l&#8217;ho venduta a magnacci, preti, attori, modelle, a gente importante. Solo a loro.<br />
- Kate è una bambina.<br />
- No, alle bambine, mai.<br />
- Lei è bella.<br />
- Mi fai schifo.<br />
- Frocio comunista.<br />
- A tutti la davo.<br />
- Gliel&#8217;hai venduta a Kate?<br />
- Fai schifo!<br />
- Lei è bella, e non ci dormo.<br />
Stokavich  chiudeva il pugno e muoveva il braccio a stantuffo, e ripete che il mondo è uno schifo davvero, uno schifo da morire. Greg gli fa vedere la foto per un attimo, la tira fuori con difficoltà dal taschino dei Jeans, poi la rimette a posto.<br />
- Ti piacerebbe!<br />
- È bella.<br />
- Sì. Sì, bella bella&#8230;<br />
Aveva un volto da bambina, i capelli lunghi, il corpo morbido, leggero.<br />
Il colore d&#8217;orato come il sole.<br />
- Non ci pensare &#8230;<br />
- E tu a cosa pensi?<br />
- Merda.<br />
- Merda, solo merda! - esclama Greg.<br />
Allora ridono, e guardano la strada dritta dritta. Greg aveva appuntamento con l&#8217;ispettore, avrebbe incontrato anche i fratelli. S&#8217;era messo una camicia bianca, tolta la barba, lasciati i baffetti, guardava gli occhi specchiarsi, si diceva in testa che anche lui era bello, bello e forte; i capelli radi all&#8217;indietro, gliene erano capitate di cose. Si sentiva bene, col tatuaggio lungo il bicipite: un&#8217;isola di palme, uccelli esotici, una lama luccicante da pirata, una bella donna col volto da bambina: se la guardava sulla pelle muovere il culo, e le foto delle riviste smuovevano il sangue fino alla testa.<br />
- Quanto ti rimane?<br />
- A me?<br />
- A te.<br />
- Poco.<br />
- Che altro hai combinato?<br />
Adesso Greg si agita un po&#8217;, ma aveva le mani legate. Quel tipo faceva lo sbruffone.<br />
- Non può essere, sarebbe veramente da schifo, - aggiunge.<br />
- Che cazzo dici?<br />
- Merda, proprio merda. Non potresti stare così tranquillo.<br />
Perché Greg guardava l&#8217;alba alzarsi alla fine della strada lunga, e sembrava un cowboy che aspetta di liberare la mandria al pascolo, e la strada era dritta e infinita; il sole abbagliava, lui strizzava gli occhi. Greg era un bell&#8217;uomo, proprio un bell&#8217;uomo.<br />
- Stokavich, di che diavolo stai parlando?<br />
- Dài, lo sanno tutti. Anche il Daily News.<br />
- Il Daily cosa?<br />
- Merda.<br />
- Mi sembri ispirato oggi.<br />
- Non ho mai toccato una bambina!<br />
- Piacerebbe anche a te?<br />
- Sei pazzo!<br />
- Frocio.<br />
Per Kate si sarebbe conquistato un permesso, avrebbe fatto il bravo, spazzato la neve per tutti quelli del carcere, voleva incontrarla davvero e dirle che finalmente s&#8217;era innamorato di una bambina capricciosa, che gli suggeriva un desiderio prepotente; e si specchiava sul vetro e osservava i propri occhi trasparenti e voleva essere più bello di Kate, molto di più, perché gli rodeva lo stomaco e non stava più tranquillo.<br />
- Sei un rottinculo.<br />
- Puoi giocare con negre, vecchie, cinesi, ma una bambina&#8230; sei un pezzo di merda.<br />
Allora Greg si è messo a gridare, sbattendo i polsi sulla sbarra e avrebbe divelto il sedile del cellulare. Cosa s&#8217;era messo in testa quel frocio? che stava farneticando? Stokavich  scuoteva la testa, frastornato dalle ingiurie rabbiose di Greg. Nel frattempo la guardia affianco all&#8217;autista s&#8217;era voltato, ha mostrato la faccia magra e slavata dietro il vetro, gli ha fatto un segnaccio con l&#8217;indice dritto e curvo.<br />
- Che pensate? Che cazzo ne sapete?<br />
Greg gridava, e sbatteva il capo contro il finestrino.<br />
Poi si è ferito al naso. Cazzo, ha ripetuto. E s&#8217;è messo a testa in su.<br />
A testa in su s&#8217;è rilassato, balbettando qualcosa.<br />
Il compagno di viaggio non l&#8217;ascoltava e scorgeva i riflessi del sole per la pianura fredda e gelata. L&#8217;acqua dei laghi in lontananza era diventata come squame di pescesqualo.</p>
<p style="text-align: justify;">Era ormai la fine del millennio, i sogni schiudevano gli occhi, l&#8217;aria nitida come lastra di plexiglass, i cormorani piovevano sopra la superfice del lago lanciando gridi di guerra.<br />
Greg sente freddo, lancia occhiatacce a Stokavich che gli ha confessato di aver conosciuto molta gente a Syracuse: andava ai college e riforniva di sostanza un numero imprecisato di matricole universitarie.<br />
- Indovina?<br />
- Te la ficcavi nel buco dell&#8217;ano!<br />
Greg è pensieroso, si sente minacciato da qualcosa d&#8217;impreciso.<br />
La storia della bambina se la sente in pancia, ed è come una palla pazza che sbatte dentro una stanza svuotata oltre l&#8217;inverosimile.<br />
- C&#8217;avevo le chiavi degli armadietti a muro e ficcavo la roba dentro i barattoli delle Pringles.<br />
- I giovani vanno matti per le patatine, - dice Greg.<br />
Stokavich sorride malignamente, dice che gli sono sempre piaciuti gli armadi a muro, il rumore metallico, i poster attaccati all&#8217;interno dello sportello, il libri ammucchiati in disordine, le briciole delle brioche, il profumo di cose rafferme.<br />
- A me piace vedere la gente ingozzarsi di patatine, - continua a dire bisbigliando.<br />
Greg tira su il naso. Sgrana gli occhi. Ai bordi della strada s&#8217;accumula il ghiaccio della notte. Si preparava un inverno di nulla, e il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare.<br />
- Tu sei malato, - ha concluso Stokavich osservando in alto uno stormo di uccelli che filava ordinatamente per il cielo azzurro.<br />
- Stai attento a come parli, comunista!<br />
- La roba colombiana costa poco ma è di ottima qualità.<br />
-  Preferisco il Ritalin.<br />
- Qualche anno fa lo vendevo in una scuola di Milwaukee. L&#8217;insegnante lo distribuiva durante il pranzo ai bambini per combattere i disturbi da deficit di iperattività.<br />
Greg si mette a ridere e sbuffa come un motore a due cavalli. Merda, dice accompagnando l&#8217;imprecazione con un gesto nervoso delle spalle. Il Ritalin fa miracoli, dice, fa correre come un ghepardo sopra le nuvole. Greg batte i polsi ammanettati contro il taschino dei jeans, immagina a occhi chiusi la fotografia di Kate ritagliata da una rivista a larga tiratura.<br />
-  Gliel&#8217;hai venduta? dimmelo, dài &#8230;<br />
- È troppo magra per i miei gusti.<br />
- Quante piste si fa?<br />
- Leggi Vogue?<br />
- Si sta disintossicando.<br />
- C&#8217;è sempre il momento giusto per ogni cosa.<br />
- C&#8217;è bisogno di qualcosa per uscirne fuori, resettare tutto e ricominciare daccapo. Ma non serve, e so che lo rifarei. Tutto è come prima, anzi peggio. Nulla di straordinario. - dice Greg.<br />
Greg diceva che era difficile non lasciare andare tutto per il suo verso. Ogni gesto, ogni parola, ogni immagine, ogni situazione sono quei gesti immagini situazioni che galleggiano da venti anni dentro la sua pancia, come in sogno.<br />
- Mi diceva di fare così, e non c&#8217;era altro&#8230; c&#8217;era solo la sua bellezza, e niente più, forse silenzio e non sapere il perché. Allora l&#8217;ho fatto perché così dovevo fare. Kate non c&#8217;entra niente in tutta questa storia. Lei lo sa. Non si agisce per nulla, c&#8217;è sempre un perché. Ci sono sempre gli occhi di qualcun altro che ti danno una motivazione. Mi capisci? La motivazione, è importante, qualunque motivazione.<br />
Stokavich non afferra bene il discorso.<br />
- Cos&#8217;hai combinato, Greg?<br />
Greg quando si lasciava andare e parlava, non guardava in faccia nessuno, si diceva le cose addosso, come chi mangia mangia e mangia, e s&#8217;ingozza.<br />
- Che città è quella?<br />
- Sei malato.<br />
- Frocio! Cosa sono quelle due torri laggiù?<br />
- Greg, mi sa che questa volta ti sei fottuto il cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">S&#8217;alzava con estrema lentezza. Una donna bambina era seduta dietro la scrivania e lo chiamava. La stanza era in penombra. Aveva un viso rotondo, le guance paffute come quelle di un pupazzo, gli occhietti stretti, un tovagliolo giallo e bianco che pendeva dal collo. Sopra il tavolo c&#8217;era una tovaglia a quadri e la minestra pronta. Lei guardava Greg. Era rigida, non muoveva neanche le braccia. E Greg voleva avvicinarsi per baciarla e l&#8217;avrebbe toccata per sentirne la nera pelle tenera e morbida. Greg Greg, chiamava. E lui tentava invano di stringerla chinandosi in un goffo abbraccio, eppure lei rimaneva immobile seduta davanti a lui, trasparente, lontana, e lui s&#8217;arrabbiava. Non scappare, diceva; voleva abbracciarla, ma lei era ancora più lontana, dentro la stanza, e il piatto con la minestra sopra il tavolo. Greg stizzito prendeva un bastone e spazzava via tutto quello contro cui lo batteva: buttava giù la lampada, il portacenere, il buddha in porcellana, il vaso coi fiori finti, le bomboniere, il porta fotografia con l&#8217;immagine dei fratelli, un quadro della baia di Hudson al tramonto, le buste di latte in polvere, una cassetta di metallo, le riviste di moda; il mangiare schizzava dappertutto. Ma lei era lontana, e non piangeva, gli occhietti brillavano come due biglie fosforescenti, e lo chiamava ancora, era seduta sopra un seggiolone alto, le gambe penzolavano come se ci fosse stato vento. E poi chiama anche la mamma che è da qualche altra parte, sta dormendo anche lei: è notte e c&#8217;è buio, ovunque. Greg fa cadere dall&#8217;alto un colpo come se avesse dovuto abbatterne la testa: un rovescio a due mani. Il bastone taglia l&#8217;aria e frantuma il vetro della porta. La pioggia rumorosa di cristalli termina sul pavimento e provoca un insondabile silenzio: la sedia è vuota, c&#8217;è un armadio in fondo alla camera e odora di buon incenso senegalese.<br />
Nel preciso istante in cui s&#8217;accorse che quel sogno orribile era finito, Greg urtò il capo contro il finestrino del cellulare e ci fu, in quel preciso istante, un momento in cui sembrò riconoscere, fioco e lontano, il pianto di un bambino. Allora aprì gli occhi strozzando in gola un urlo pauroso, ma intorno era già riapparso il mondo reale. Stokavich si grattava il naso coi polsi. Il furgone era fermo al semaforo. Una folla di gente attraversava la strada. C&#8217;erano tante altre automobili, la sirena di una autoambulanza, i palazzi che oscuravano il cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Greg risponde a Stokavich)</em></p>
<p style="text-align: justify;">- Dimmelo, dài! Che hai combinato?<br />
-  Ne è passato di tempo.<br />
- Il tempo passa, ma &#8230;<br />
-  Non ricordo granché<br />
-  Non puoi aver dimenticato.<br />
- Dimenticato cosa?<br />
- Sei un tipo poco raccomandabile.<br />
- Cosa ne sai?<br />
- Dicono così.<br />
- E chi è che lo dice?<br />
- Perché stai al fresco?<br />
- Ho rubato.<br />
- Adesso le cose potrebbero cambiare.<br />
- Forse in peggio, nulla di straordinario.<br />
- Che hai combinato?<br />
- Dicono che picchiavo i miei fratelli.<br />
- Dicono che hai ucciso tua sorella.<br />
- Non ho mai voluto fare del male a nessuno.<br />
- Allora cos&#8217;è successo?<br />
- Ero lì, s&#8217;è affogata. Mia madre le voleva tanto bene e non se ne è voluta staccare più e l&#8217;ha ficcata dentro l&#8217;armadio.<br />
- I tuoi fratelli invece dicono altre cose &#8230;<br />
- Mi odiano ancora.<br />
- Ti odiano?<br />
- Sono sempre stato il preferito e mi odiano.<br />
- E lei che c&#8217;entrava?<br />
- Lei chi?<br />
- La bambina.<br />
- Ti sei mai sentito con l&#8217;acqua alla gola?<br />
- Sei pazzo!<br />
- Ce l&#8217;hai presente quando è notte fonda e tu stai dormendo. Sei lì, disteso, c&#8217;è caldo. La casa è piccola, siamo tutti là stretti, senti l&#8217;odore  sudato degli altri, sei insofferente, c&#8217;è sempre qualcuno che prende il tuo posto e poi &#8230;<br />
- &#8230; e poi c&#8217;è sempre qualcuno che ti gira intorno e tu non puoi startene tranquillo&#8230;<br />
- Bravo, e poi ad un certo punto è notte fonda, dormi profondamente, è la pace. Ecco, ti senti in pace e stai bene, davvero bene, ma c&#8217;è sempre qualcosa che non funziona come dovrebbe:  ti svegli senza volerlo, salti giù dal letto, una zanzara ti ha sfiorato l&#8217;orecchio. Una zanzara ti si è ficcata dentro il cervello e tu perdi la serenità, non sei più in pace col mondo, e  quel ronzio che gira intorno, ce l&#8217;hai sempre dentro come un frullatore. Ecco: accendi la luce, sei accaldato, è l&#8217;assedio di Fort Apache, e prendi la mira col fucile, muro per muro, dappertutto, cerchi la zanzara, ma devi fare silenzio, muoverti accortamente, e se la trovi &#8230;<br />
- Se la trovi?<br />
- È morta.<br />
- La zanzara?<br />
- Sì, la zanzara è morta.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Greg ricorda qualcosa di spiacevole, retrospettiva)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mami aveva cominciato giocare con Greg quando Greg aveva dodici anni. Inizialmente lui aveva creduto che quelle fossero le carezze che una Mami dà al proprio figlio. Ma si sbagliava. Greg ricorda ancora qualcosa anche se è sempre una cosa un po&#8217; spiacevole: il cigolare della porta della stanza matrimoniale, la luce lungo il corridoio, l&#8217;ombra, il passo lento e pesante della Mami che s&#8217;accosta al letto, piega un lembo del lenzuolo e si corica insieme a lui. La Mami era rimasta sola perché Chester aveva un&#8217;altra famiglia e Chester non poteva continuare a dividersi in due. Chester aveva preferito lasciare una misura consistente di desolazione nel cuore della Mami. Mami aveva bisogno di rilassarsi e faceva finta di dormire. Greg la prima volta si sentì come uno che rimane al freddo quando fuori piove. La Mami giocava come quando si spalmava l&#8217;olio profumato. La Mami diceva che Greg era bello come il padre. Tutte le donne che amano dovrebbero accarezzare in quel modo. Greg col passare del tempo imparò a non vergognarsi più e a diventare un ragazzo molto ma molto spigliato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Greg racconta a Stokavich una storia patetica)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, era estate, Greg trova in terrazza un passerottino tramortito. È grigio scuro, col ventre bianco fino al collo, ha una sottilissima striscia gialla sull&#8217;orlo del becco, batte le ali ma non si alza, saltella qua e là. Il passerottino s&#8217;era perso, era caduto dal nido. Greg vuole curarlo e decide di posarlo dentro un vaso e nutrirlo finché non sarà in grado di spiccare il volo. Sul terrazzo c&#8217;è ombra abbastanza, tutt&#8217;intorno si sentono altri passerotti cantare. Greg ferma del cibo con una forcina, il passerottino apre il becco con la testa in su e mangia. Quando Greg vede che il passerottino non apre più il becco perché è sazio, riconosce di aver fatto qualcosa di buono. Così, più o meno, i primi due giorni. Poi, insomma, si sono affezionati l&#8217;un l&#8217;altro. L&#8217;uccellino comincia a emettere il suo verso sempre più chiaro e distinto, a fine pasto prova a battere le ali, ma ancora non vola. Capita che Greg stia lì davanti tenendo in mano la forcina che somiglia tanto al becco di un uccello, poi contrariato per non poter cibare l&#8217;uccello della quantità di cibo desiderato, riprende certe occupazioni di casa, pensando che non deve affezionarsi troppo agli animali perché sono sempre bestie. Capita che Greg guarda un telefilm e il passerottino comincia a cinguettare: lui è costretto ad alzarsi, prendere dal frigo la boccetta di omogeneizzato, pinzare la carne e nutrire l&#8217;animale. Il passerottino chiude il becco per assimilare il cibo lentamente. Greg vorrebbe ingozzarlo per non doversi rialzare di nuovo e vedersi il film in tranquillità, e subentra in lui un fastidio indefinito, il pensiero del passerottino lo angustia, è disturbato dal fatto che il volatile mangia poco. Così passa un altro giorno, ma l&#8217;uccello non ha ancora imparato a volare. La mattina del quarto giorno Greg annoiato più del solito desidera vedere il passerottino mentre assume comportamenti diversi dai soliti, qualcosa di straordinario, che non siano il solito cinguettare, frullare d&#8217;ali a vuoto, aprire il becco e star fermo accucciato con gli occhietti semichiusi. Greg prende un fiammifero, lo sotterra nel vaso lasciando lo zolfanello scoperto, accende la fiamma. Il passerottino è distante e rimane indifferente. Greg lo afferra con le dita e lo sposta proprio accanto al fuoco. Il passerottino emette un verso sguaiato, Greg invece ride. Prova in seguito a poggiare la fiamma sul dorso dell&#8217;animale, e il passerottino apre d&#8217;stinto l&#8217;ala provocandosi una scottatura più dolorosa. Greg continua a ridere e pensa che così è più interessante perché inaspettate e buffe saranno le reazioni del volatile. Fa altri tentativi alla ricerca di qualcosa d&#8217;imprevedibile: lo sospende alla corda della biancheria con una molletta, lega le zampette con un elastico, gli fa vedere da lontano l&#8217;ombra di un gatto, lo crocifigge al tronco di una pianta con le puntine da disegno. Il passerottino straziato dagli esperimenti si debilita notevolmente, ma a finirlo definitivamente ci ha pensato sempre Greg trapassandogli gli occhietti neri con uno stuzzicadenti di fattura vietnamita.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> (Greg fa il filosofo con Stokavich)</em></p>
<p style="text-align: justify;">- Pensa a tutte le persone morte, tutte tutte, dai tempi di Caino, se ci pensi, ma dove si trova un luogo che possa contenernle tutte? - dice Greg.<br />
- Stanno scomodi, vero Ivan?<br />
- Stanno stretti.<br />
- A casa tua come si stava?<br />
- C&#8217;era caldo d&#8217;estate, e le zanzare ti si ficcavano nel cervello.<br />
- Merda!<br />
- Se c&#8217;è caldo devi trovare una soluzione.<br />
- Ce l&#8217;hai un cuore?<br />
- Ah, sì. Pulsa, e come se pulsa! È il pulsare del collo di una rana!<br />
- Brutto bastardo! - esclama Stokavich.<br />
- Quando fai così e scuoti la testa come un matto, pensi sempre qualcosa di veramente profondo.<br />
- Hai bisogno di uno strizzacervelli, credimi.<br />
- Allora, ci pensi?<br />
- A cosa?<br />
- Che siamo un po&#8217; troppi.<br />
- Ho visto certuni strafottersi con robaccia tagliata di merda!<br />
- Ogni angolo dell&#8217;universo è stipato di corpi marci, non c&#8217;è spazio per riposare in pace.<br />
- Non c&#8217;è spazio più per nessuno. Non si va più da nessuna parte, lo sai.<br />
- Meglio starsene dentro casa, c&#8217;è sempre qualcuno che ti pensa e non soffri di claustrofobia.<br />
- Ne sai qualcosa &#8230;<br />
- Sai farti solo le pippe d&#8217;esportazione, vero?<br />
- Se solo ci penso &#8230;<br />
- Potresti diventare uno Zombie!<br />
- Impossessarmi dell&#8217;anima di qualche piccola bambina &#8230;<br />
- Guardami, Stokavich, guardami!<br />
- Ci vorrebbe la forca per uno come te.<br />
- Ascoltami bene: c&#8217;è una parte di noi che ammuffisce e sta male, e ce n&#8217;è un&#8217;altra che è già ammuffita e se ne va da qualche altra parte e sta peggio: non lo vedi non lo tocchi, lo ascolti. Tu ce l&#8217;hai ancora una vecchia che ti aspetta a casa?<br />
-  Viene a trovarmi due volte al mese.<br />
- La mia è malata.<br />
- Mmm &#8230; aumenterà la muffa terrestre!<br />
- Andavo d&#8217;accordo con mia madre.<br />
- Ah, sì!<br />
- La vecchia sta per schiattare.<br />
- Dicono che quando muori soffia un vento lento e si comincia a cantare.<br />
- Sono stonato.<br />
- E lei come cantava?<br />
- Lei chi?<br />
- La zanzara.<br />
- Non ci sono zanzare al confine col Canada, c&#8217;è troppo freddo.<br />
- Hai proprio ragione.<br />
- Gliel&#8217;hai mai venduta la roba a Kate Moss.<br />
- Per niente.<br />
- Non ho mai voluto fare del male a nessuno.<br />
- Allora cos&#8217;è successo?<br />
- Non è accaduto mai nulla di nuovo. Nulla di straordinario.<br />
- Hai un sacco di problemi, Greg!<br />
- Quando il fumo è andato via dal cervello, quando ha lasciato i segni sulla carne e il tuo ego è schizzato via, il post è ciò che conta, ciò che veramente conta è percepire, immaginare la fine del tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> (Greg infine pensa a qualcosa per distrarsi)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso che è inverno ci sarà molto freddo, e la neve s&#8217;accumula davanti alle case, bisognerà spalare, la mattina, prima di ogni cosa. La prima volta che Greg ha visto un paesaggio tutto bianco era a New York. Stava con la Mami che faceva l&#8217;infermiera e lui era ancora tanto piccolo. Gli raccontava del padre, seduti su una panchina del parco, c&#8217;era davvero freddo. Da piccolo Greg si guardava allo specchio per immaginare il volto del padre, e si pensava già grande. Era bello vedere tanto bianco intorno. E il camice bianco e l&#8217;acqua gelata. La Mami gli dice sempre che rassomiglia al padre. Quando si sta al fresco si pensa al futuro. Quando la Mami non ci sarà più, Greg si sentirà ancora più solo. Dalle sbarre vede il lago, e le navi galleggiare. Lui ora è solo. I nemici sono ovunque. C&#8217;è da stare in guardia, rubano anche le saponette e il dentifricio. I grandi sono violenti. L&#8217;amore dei grandi fa male. In gabbia Greg si prepara al futuro, conserva i muscoli e fa le flessioni. Quella pace che s&#8217;affaccia sul lago, il cielo viola al tramonto, il volto stampato di Kate, luminoso, tutto questo per lui è bello. Alla mensa ci si abitua e tutto sembra più buono di prima. Vorrebbe andare in un pub, ordinare un bicchiere di Zacapa, addormentarsi avvolto dal profumo di una donna. Vorrebbe avere l&#8217;opportunità di amare davvero una donna, vivere dentro una bolla di pace. Greg prova una soddisfazione particolare a vedere gli altri soffrire. Per invidia, nient&#8217;altro. Questo gli ha detto lo strizzacervelli. Lui se lo ripete.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso, seduto nella sala d&#8217;attesa dell&#8217;ufficio legale dell&#8217;ispettore, una sala con le stampe sui muri e le sedie tutte intorno, sta con le spalle al muro, si sente solo e stanco. L&#8217;avvocato è già entrato. Ci sono anche i suoi fratellastri là dentro. Greg si sente che non può fare niente, è solo, quasi gli viene da piangere, si sente come uno che parla parla e non è mai capito; sente che questa è la loro vendetta. Adesso che è venuto il momento, adesso che deve confessare quello che ha combinato alla sorellina tanto tempo fa. Tutto quanto ha commesso è stato per la Mami. Greg, amavi tua madre e odiavi i tuoi fratellastri. Greg, ti divertivi come un matto a fare il carnefice. Greg, tutto quello che hai combinato lo hai fatto per essere assolto dal tuo amore. Ma adesso lei non c&#8217;è più. Sta per schiattare. Ciò che conta è il dopo.<br />
Quando lei non ci sarà più, cosa ne sarà di te?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">[la storia qui raccontata è parte di <a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=2293">Family</a>]</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6386</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Bolla d&#8217;aria (6)</title>
		<link>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6379</link>
		<comments>http://www.etempodiscrivere.it/?p=6379#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 13:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[aria]]></category>

		<category><![CDATA[bolla]]></category>

		<category><![CDATA[spazio]]></category>

		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etempodiscrivere.it/?p=6379</guid>
		<description><![CDATA[di Adriana Iacono
&#8220;Gordaim sei meravigliosa!&#8221; Murien entrò accompagnata da un&#8217;onda anomala di vapore caldo e profumi esotici. Mi passò un braccio intorno alla vita e mi baciò sulla bocca. Lo faceva sempre in presenza di uomini: le piaceva intimorirli, farli sentire esclusi da quel circolo ricreativo squisitamente femminile che era la sua vita sessuale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Adriana Iacono</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gordaim sei meravigliosa!&#8221; Murien entrò accompagnata da un&#8217;onda anomala di vapore caldo e profumi esotici. Mi passò un braccio intorno alla vita e mi baciò sulla bocca. Lo faceva sempre in presenza di uomini: le piaceva intimorirli, farli sentire esclusi da quel circolo ricreativo squisitamente femminile che era la sua vita sessuale e sociale.  Era il suo modo per stabilire priorità e definire il territorio. Io mi divertivo ad assecondare il suo gioco in una complicità silenziosa, lei si dilungava in un&#8217;analisi dettagliata del mio aspetto fisico.<span id="more-6379"></span> &#8220;Splendido trucco esalta i tuoi occhi verdi. La capigliatura raccolta mette in risalto la delicatezza dei tuoi lineamenti e poi ti dona questo riflesso ambrato. Ottimo gusto tecno chic, Gordaim, stai benissimo&#8221;. Disse scostandosi per osservare meglio la mia tenuta ma facendo in modo di continuare a dare le spalle a Lucas. La differenza tra il mio tecno chic e il suo tecno trash era nei pantacollant aderenti di lurex nero che io in parte nascondevo sotto un peplo dal taglio asimmetrico in maglia di metallo argentata  morbidamente raccolto sui fianchi e che lei, invece, esaltava con un corpino viola dalla scollatura esagerata, scarpe rosse con zeppe altissime, sciarpe, collane e bracciali etnici dai colori sgargianti. Pettinatura afro, trucco accentuato e profumi di giungla completavano l&#8217;effetto tigre della Malesia che solo lei riusciva a nobilitare con la sua classe innata. Una volta messa in chiaro la gerarchia e prima ancora che potessi aprire bocca per rispondere al suo saluto si rivolse a Lucas. &#8220;Caro&#8221;, disse semplicemente con voce da gatta. Era una maestra della comunicazione, sapeva come rabbonire qualcuno che aveva appena contrariato e lo faceva con assoluta naturalezza. Lucas, finalmente degnato della sua attenzione,  si squagliò in mellifluo: &#8220;Ti trovo in gran forma.&#8221;<br />
&#8220;Davvero&#8221; confermai, &#8220;non avrai bisogno di rigeneratore questa sera.&#8221;<br />
&#8220;Un ripassata di rigeneratore non si nega a nessuno, tanto meno prima di un evento. Piuttosto è tutto definito?&#8221; chiese.<br />
&#8220;Sì. Direi di sì,&#8221; rispose Lucas. &#8220;Tra un&#8217;ora si comincia. Vertici e Leader sono già tutti qui, mancano ancora diverse migliaia di Individualità ma c&#8217;è tempo. Dieci minuti dopo l&#8217;avvenuta localizzazione avremo cinquantamilioni di Emuli pronti a investire una parte della loro percentuale di rendimento su VideOculis.&#8221;<br />
&#8220;Quanto&#8221;, chiesi.<br />
&#8220;Il tre per cento. Non male per un prodotto nuovo. Magnetismo e intensità di sguardi, sono le prescrizioni come sapete. La scenografia include spazi hitech e architetture post sintetiche. Ci sarà musica spacial dal vivo e distribuzione di bevande e cibi salutisti.&#8221;<br />
&#8220;E tutte le droghe gestite dall&#8217;interfaccia&#8221;, concluse Murien.<br />
&#8220;Naturalmente. Diverse migliaia di postazioni ergonomiche per contatti diretti con gli Emuli in lista di prenotazione.&#8221;<br />
&#8220;Bene è l&#8217;ora del rigeneratore&#8221;. Murien decise per tutti.<br />
&#8220;Seguitemi.&#8221; Lucas fece strada nella sala attigua. &#8220;A dopo&#8221; disse mentre ognuno prendeva posto. Dentro il piccolo ma confortevole loculo programmai una scansione totale degli organi interni e del rapporto di massa corporea. &#8220;Situazione ottimale&#8221; fu la risposta che ottenni dopo qualche minuto. Neanche un etto di grasso, mi dissi, soddisfatta. Successivamente passai alla scansione dell&#8217;epidermide. Allarme giallo: &#8220;criticità nella zona contorno occhi: RUGHE D&#8217;ESPRESSIONE DI RECENTE COMPARSA&#8221;. La voce del pannello di scansione dispiegò un crescendo di toni isterici. E aveva ragione. Per quanto impercettibili a occhio nudo  era comunque un esito destabilizzante. Rughe d&#8217;espressione! Niente panico. Cercai di mantenere un briciolo di autocontrollo. Attivai la funzione rigeneratrice e rimasi in attesa che la macchina facesse il suo lavoro. Strana la presenza delle rughe in così poco tempo dall&#8217;ultima scansione, pensai. Sarà stata colpa delle emozioni. Quando si fa un lavoro come il mio le emozioni sono sconsigliate, lasciano sempre qualche strascico, un segno visibile del loro passaggio. E quando si fa un lavoro come il mio l&#8217;ultima cosa con cui si vuole avere a che fare sono segni sul viso. Gli Emuli vogliono perfezione. Vogliono corpi da invidiare, vite da sognare, qualcosa che li porti via dalle loro meschinità quotidiane, dei loro corpi imperfetti. Siamo la loro linfa, attingono alla nostra sorgente per dissetarsi di vita riflessa. Le emozioni sono fortemente sconsigliate. Ero stata sconsiderata nel fare una selezione di accrescimento emotivo. Tutta quella euforia ingiustificata. Non ero pronta, non era il momento giusto e adesso ne pagavo le conseguenze. Aprii una connessione personale sul pannello di scansione. Cercai la cartella con il file &#8220;Michelet&#8221; e scrissi: l&#8217;amore non è inutile. È deleterio!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=6341">Bolla d&#8217;aria (5)</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.etempodiscrivere.it/?p=6397">Bolla d&#8217;aria (7)</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etempodiscrivere.it/?feed=rss2&amp;p=6379</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
