Archivi per la categoria ‘Letture’

Ricordo di Furtwaengler, Elisabeth Furtwaengler

Martedì, 13 Luglio 2010

È un libro scritto dalla moglie del celebre musicista e direttore d’orchestra, pubblicato nel 1979 per la F.A. Brockhaus di Wiesbaden e tradotto nel 1980 da Maurizio Vallauri per una piccola casa editrice di Torino che ha sede in Piazza Carlo Felice: Fògola editore. Piacevolissimo il libretto. La vedova Furtwaengler ripercorre la vita del marito, ritrae una personalità semplice ma severa, affabile ma rigorosa. Parla di Wagner, Beethoven, del Germanesimo, inserisce i ricordi personali, gli ultimi giorni di vita del marito, il loro matrimonio in una chiesetta di Montreaux, il periodo del nazismo. Due temi stanno a cuore della moglie: il direttore d’orchestra compositore e la politica. Wilhelm compose ed eseguì le sue sinfonie che considerava comunque “contro il suo tempo”. E poi la politica: dopo il caso Hindemith, che egli appoggiò nonostante la musica fosse stata considerata dal regime degenerata, dovette abbandonare ogni legame con le istituzioni e rimase in Germania come libero direttore ospite. (more…)

A Stromboli, Lidia Ravera

Venerdì, 2 Luglio 2010

di Francesco Gianino

La scrittrice ha vissuto a Stromboli per un po’ di mesi, tra autunno e inverno. Dall’isola s’è lasciata conquistare. Non solo per la bellezza della natura: il mare, le scogliere, il vulcano, i giardini, la gente. Un’isola non si può amare per la sua veste e per la sua bellezza, la si ama per amore. L’isola insegna la solitudine e il silenzio, la quiete e la pazienza. Un viaggio, insomma, interiore, sprezzante e superbo, come solo un monaco laico del nostro secolo può esserlo. Il racconto della scrittrice alterna descrizioni di luoghi e storie di persone, con una storia personale, che è l’amore per la condizione estrema dell’insularità; ci sono pagine di riflessione sui tempi moderni e sulla logica consumistica “della vicinanza” che adattano la vita individuale ad un facsimile prestampato. Una volta, qualche decennio fa, era la città il luogo dove vivere e trovarsi, al contatto con le nuove idee e il moderno, per ritrovarsi al centro del mondo. Oggi la città è sempre più il luogo della dispersione o dell’indifferente efficienza. Le città siciliane consumano come Sòdoma e Gomorra. Non meno di tante altre in Italia. L’isola significa essere finalmente e numericamente “uno”, e contare la propria limitatezza insieme ai solidali compagni di solitudine. Poi c’è L’acqua, il fuoco, l’innocenza, la libertà. Un’urgente richiesta di risposte. Il bisogno di un luogo dove desiderare e dissolversi. In prossimità della bellezza.

viaggio al termine della città, Leonardo Lippolis

Martedì, 1 Dicembre 2009

Il saggio scritto da Leonardo Lippolis segnala alcuni aspetti teorici e artistici applicati alla descrizione della struttura urbanistica della città postmoderna, dagli anni cinquanta a oggi. La tesi di fondo è che la metropoli contemporanea si articola in spazi pieni: strutturati, programmati e funzionali suggeriti dal modello di Le Corbousier; e spazi vuoti di altrettanta ampiezza se non addirittura motore della misura territoriale della città, che sfuggono a una definita necessità funzionalista. Partendo da questa contrapposizione il libro si articola in tre parti: la distopia, l’eterotopie, ai ferri corti con l’utopia.

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Sopravvissuti a una notte di ghiaccio, Giuseppe Scuderi

Lunedì, 30 Novembre 2009

[invito a leggere la bella autobibliogenesi di Giuseppe Scuderi, che racconta la nascita del suo romanzo "Sopravvissuti a una notte di ghiaccio", premio Bufalino 2009] (fg)

Parte prima: tre lunghi anni di gestazione 2005-2008
estate 2005: ispirato da una fotografia di A.M. Reforgiato Recupero, comincio a scrivere un romanzo in tre parti dal titolo provvisorio di FREDDO.
gennaio 2006: termino la prima versione del romanzo che, nel frattempo, ha trovato un altro titolo, che sarà il definitivo: “Sopravvissuti a una notte di ghiaccio”. All’interno: le foto di A.M. Reforgiato Recupero. Lo spedisco alla casa editrice IL FILO per un concorso.
giugno 2006: decido di riscrivere il romanzo. Comincio una seconda versione. La casa editrice IL FILO mi manda via posta la sua proposta editoriale e mi fa contattare dalla sua editor che spiega i motivi per cui la casa editrice vuole pubblicare il romanzo. La cosa mi lusinga, ma la proposta editoriale prevede un contributo spese da parte dell’autore che si aggira intorno ai 2000 euro, pagabili anche a rate. Gentilmente rifiuto e continuo a scrivere.

Infinite Jest, David Foster Wallace

Lunedì, 12 Ottobre 2009

di Giampaolo Borghini

Quale può essere la molla, lo stimolo irrefrenabile, che porta a leggere tutto un libro di quasi milletrecento pagine, note comprese, con frasi che a volte occupano mezza pagina? Un libro che racconta ciò che succede in una Tennis Accademy e in un centro di recupero per tossici e alcolisti; un libro che percorre le strade degradate di una Boston dell’immaginario, che inventa un nuovo ordine mondiale dove tutti sono cattivi e i terroristi vengono dal Quebec? Terroristi che girano su sedie a rotelle? Un libro di quasi milletrecento pagine che non è stato scritto da Melville, Tolstoj o Proust, ma da un americano contemporaneo, morto suicida, oltretutto? Uno che si è tolto la vita quando avrebbe potuto e dovuto lasciarci ancora tanto, forse proprio nel momento in cui non si poteva più tirare indietro? Marguerite Yourcenar ha scritto che se fosse morta prima dei quarant’anni non avrebbe lasciato nessun motivo per essere ricordata. DFW è morto a quarantasei anni, il 12 settembre 2008 e di motivi per essere ricordato ne ha lasciati lo stesso, anche se tanti sarebbero potuti ancora essere. Ma è più salutare abbandonare l’inutile esercizio dell’ipotesi, per fissarci su ciò che è stato.
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Shadow line, Joseph Conrad

Lunedì, 28 Settembre 2009

Nella vita non bisogna dare eccessivo peso alle cose, né al bene né al male, afferma il capitano Giles. “Life at half - speed”, la vita a media andatura, risponde con tono di disprezzo il protagonista. Ma il capitano non accoglie la provocazione, ribatte calmo: “Tra poco sarete contento di riuscire ad andare avanti, anche solo a quella andatura. Poi c’è un’altra cosa: un uomo dovrebbe far fronte alla cattiva sorte, ai suoi errori, alla sua coscienza, e a questo genere di cose. Perbacco, con cos’altro c’è da combattere?” La storia della fine della gioventù e delle illusioni. La vita è imprevedibile, attenta ogni sicurezza. I sogni svaniscono al suo primo colpo d’accetta. Si oltrepassa la linea d’ombra. Gli uomini che vivono per degli ideali rischiano la pelle. Posisedono la nobiltà della fatica e della coerenza. Oppure derelitti cinici che hanno perduto la fiamma della gioventù. Essere giovani significa rischiare. Quando si incomincia a perdere, allora si diventa uomini. (fg)

nevica e ho le prove, Franco Arminio

Mercoledì, 23 Settembre 2009

“Nei libri si devono scrivere cose che ancora non abbiamo confidato a nessuno. Altrimenti si fanno ombrelli, merendine”. I giovani e i vecchi, le donne, i luoghi. Questi tempi che sono dell’accidia. Un gesto costa la fatica della rivoluzione, e si rimane in coda. Senza neppure scorgere l’ingresso alla vita. Una lunga attesa: del lavoro, dell’amore, della felicità. Non c’è neanche la sofferenza ribelle. C’è nebbia, senza poesia. Il mare, senza onde e rumore. Le case, concentrato della modernità sbilenca. Hanno tolto via lo spazio tra le persone. Si galleggia in uno strato di marmellata di albicocche, zuccherata. Il fondo della torta non c’è. L’equilibrio della pizza. L’evocazione di una serata felice. Sorrisi, comprensione, unione. Un’attesa. In questo tempo in cui i morti sono più vivi dei vivi; in cui i vivi attendono la vita e i morti scoperchiano le tombe e sono tra di noi, con l’ombra della felicità; in questi tempi i giorni sono pagine linde e immacolate. Non c’è niente. In giro, si va solo per dovere. Ci si spreca con le parole invisibili: ci si spreca coi fantasmi. E i vecchi diventano decrepiti, i giovani non diventano adulti.
Una panchina vuota. Un campo verde. Una nuvola, il cielo azzurro. Siamo già nel futuro. Nevica e ho le prove. (fg)

to build a fire, Jack London

Venerdì, 18 Settembre 2009

Straordinario racconto, perfetta esemplificazione della superbia umana. Un uomo deve attraversare una vasta zona ghiacciata per raggiungere i compagni nel Klondike. Crede stupidamente che cinquanta, settanta gradi sotto zero possano essere vinti dagli scarponi e dalla pelliccia intorno al corpo. Ma egli è solo un uomo svelto e pratico, privo di immaginazione: non si chiede il senso delle cose, non cerca il significato profondo che si nasconde dietro la superficie gelata della vita. Non immagina i pericoli, non ascolta l’istinto. Il cane Husky, con cui intraprende la traversata, ha paura, vorrebbe lasciar perdere perché il suo istinto fiuta il pericolo. L’uomo no. Ha assoggettato l’istinto alla ragione. E la ragione è incrinata dalla stupidità e dall’ignoranza. L’uomo ricorda le parole del suo maestro e istruttore: mai avventurarsi senza un compagno a cinquanta gradi sotto zero. E queste parole, rese inoffensive dalla stupidità e dalla superbia, avrebbero potuto salvarlo se solo messe in pratica. (fg)

il potere della marca, Codeluppi.

Martedì, 4 Agosto 2009

I più accorti lo sanno. Viviamo tempi in cui la natura delle cose è abbandonata in un angolo di mondo: la provincia desolata, le isole in mezzo al mare, le vette delle montagne, la foresta amazzonica, la luna e il deserto africano. Sempre che non ci siano una televisione accesa, connessioni al web o manifesti pubblicitari. Ciò che rimane è rappresentazione della realtà. Giornalmente si vive dentro molteplici rappresentazioni che fanno dell’esistenza un oggetto in vendita, reso ancora più interessante da statistiche che misurano la frequenza delle nascite e delle malattie. La pubblicità svolge un ruolo determinante nella creazione di questa enorme bolla virtuale della cultura globale. Il linguaggio pubblicitario ha permeato non solo il modo di vendere le merci, ma anche quello di veicolare contenuti culturali. Il libro di Codeluppi così analizza la strategia di marketing di grandi multinazionali americane: MacDonald’s, Nike, Walt Disney. Queste esemplificano la tendenza che oggi ha la merce di diventare sistema di valori. Una scarpa Nike coagula in sè non solo il suo significante concreto, ma una molteplicità di valori culturali che creano un sistema mondo nel quale l’acquirente si identifica e vive la propria realtà. (fg)

Immagini di città, Benjamin

Martedì, 28 Luglio 2009

Quando si inizia a scrivere su di un luogo, uno sguardo che si posa sulle cose e dà forma, rende indispensabile il viaggio letterario. Lo scrittore che mette in scena le sensazioni, le avventure accorse, gli incontri, i luoghi da manuale, non è autore e usa le parole come ricettacolo di spazi incarcerati ed esotici. La sensazione non serve al lettore, neanche l’emozione: serve lo sguardo, i riferimenti culturali, le categorie storiche con cui lo spazio diventa narrato. La letteratura da viaggio soffre di anti-letteratura, e il turista-scrittore se racconta, parla troppo di un sé senza luogo; racconta i luoghi senza aura individuale. Benjamin è scrittore e filosofo, non certo turista o giornalista-scrittore. Racconta Napoli e Mosca nel 1929, tirandone fuori fisionomie caratteriali. Il popolo, nel sud dell’Italia come nel nord sovietico, ha fatto bisboccia del privato, e tutto è mescolato nel calderone della vita dei vicoli o nella burocrazia pianificatrice del Partito. Città in movimento, che inventano se stesse. Molto più espressionistiche, raffinate e inafferrabili le pagine dedicate a Marsiglia, Parigi, San Gimignano e il mare del Nord. A finire c’è una selezione di pagine dedicate ai ricordi della Berlino durante l’infanzia dell’autore. (fg)