Archivi per la categoria ‘spazi vuoti’
Domenica, 7 Febbraio 2010

di RG
Fenomenologia dello Spirito c’è un passaggio di particolare ardua comprensione; c’è ne sono tanti così, ma questo è veramente ostico. Si tratta della transizione dalla sezione dedicata alla Coscienza alla sezione dedicata all’Autocoscienza. Semplificando, e senza pretese di esattezza filologica, io spiegherei il momento della Coscienza rinviando a quell’atteggiamento che tende a certificare un oggetto, nel modo come si presenta, e che quindi ha come proprio assillo la definizione di una corretta Vorstellung, di una rappresentazione stabile e consistente, perciò epistemica, vera. L’Autocoscienza consisterebbe invece in quell’atteggiamento che tende a certificare la verità del proprio Sé, instaurando una relazione con gli oggetti reali funzionale alla propria autonomia, alla Selbstaendigkeit. (more…)
Tag:apparenza, autocoscienza, coscienza, Enrico de Negri, fenomeno, Fenomenologia dello spirito, Fichte, Goethe, Hegel, intelletto, Interno, Kant, Maya, oggetto, sipario, soggetto, teatro, velo
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Lunedì, 25 Gennaio 2010
Conclusione
Lo spazio vuoto è un indicatore di direzione per chi costruisce vie di fuga.
È un ideale più vicino alla dimensione spirituale.
Lo spazio vuoto è la metafora di un’arte che interrompe il flusso del tempo. La metafora di una parola indefinita e di una musica svuotata. Lo spazio vuoto scava una pausa, dentro il tutto pieno. (more…)
Tag:horror pleni, spazio, vuoto
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Sabato, 9 Gennaio 2010
Tentativo metodologico #2
Una cifra distintiva del paesaggio moderno è la commistione d’antico e nuovo: una chiesa ottocentesca sorge ai piedi di un grattacielo. È un fatto d’impatto estetico, ma non solo. Il passaggio dall’antico al nuovo è stato registrato dagli autori come un processo in divenire. Il nuovo si è imposto con prepotenza, sinonimo di progresso, scienza e sviluppo. In una piazza di Scicli convivono palazzi in pietra rossastra e barocca insieme al cemento e alle sue forme cubiche: così l’edificio scolastico; così, poco distante, l’ufficio delle Poste. Chi è vissuto, quando l’antico diventava antico e il nuovo assumeva le forme del moderno, avrà associato alle costruzioni in cemento l’idea di progresso e civiltà. La realtà del benessere. Il benessere liberale che, in Sicilia, ha disprezzato spesso le forme dell’arte e della natura. In questo conflitto si è vissuti, il nuovo e il vecchio, attribuendo valori e disvalori, opponendo le forme e i mondi che hanno rappresentato, e volgendoli a una possibile convivenza.
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Tag:Balbec, marc augè, marcel proust, nomi, nonluoghi, paesi, postmoderno, recherche, spazi, surmodernità, swann, vuoti
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Mercoledì, 6 Gennaio 2010
Puoi leggere qui l’interessante contributo narrativo di Lucia Marchitto sul progetto Spazi vuoti. Un Luogo che annulla le uguaglianze e vanifica la distrazione della percezione globale. La distanza rende tutto uguale e armonioso. Raggiungere uno spazio in cui il tutto è ciascuno di noi, e il poco e unico è unicità. La frontiera sembra annullata, smantellata dal pensiero liberale; eppure una piazza vuota, senza un passato codificato, apre alle differenze e potrebbe diventare luogo di conflitti visibili, rinascita di un’identità. fg
Tag:lucia marchitto, piazza, spazi, vuoto
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Lunedì, 21 Dicembre 2009
Tentativo metodologico #1
Nessuno spazio in effetti è letteralmente vuoto. C’è sempre qualcosa o qualcuno che vi abita. Una piazza abbandonata può svelare un’imprevista identità lontana dalla funzione per la quale la piazza è stata costruita: potrà essere, per esempio, un luogo d’incontri extraconiugali.
L’assenza che determina la qualifica di vuoto a uno spazio in realtà non è la vita degli altri, ma la vita di chi osserva e non scorge gli amanti nascosti dietro un cespuglio. La costatazione di un’assenza (la gente normale che va in piazza coi bambini, eccetera) attribuisce allo spazio la qualifica di “vuoto”.
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Tag:catania, città, paese, paesologia, rudere, san berillo, spazi vuoti
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Sabato, 12 Dicembre 2009
Le strade parlano
di Giovanni Percolla
Le strade parlano, hanno una vita che non è soltanto quella di chi le percorre, e poi ciascuna ha la sua parlata. Ogni volta che torno, quelle del mio paese raccontano cose nuove e, sarà che con gli anni vado camminando sempre più a testa bassa, mi sembra che le strade dicano molte cose.
Raccontano i cambiamenti, ma voglio che mi dicano soprattutto quelli piccoli. Negli ultimi anni a Porto Empedocle il Comune ha aperto imprese importanti come la torre, l’area Montedison, la chiesa vecchia, il grande parcheggio… ma quelle piccole - angoli e spazi del paese che ricominciano a vivere - sono cose che generano identità. Una volta, per dire, c’erano in via Roma i tavolini con le coppe di gelato di Castiglione e, dietro al giardino pubblico alle Cannelle, (more…)
Tag:agrigento, area montedison, porto empedocle
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Giovedì, 3 Dicembre 2009
Elenco n° 3
La luna.
Una casa senza libri.
L’autostrada.
Un certo genere di lungometraggi.
Un cassonetto dell’immondizia svuotato.
Un’antica casa padronale senza vetri alle finestre.
Un arco in pietra. (more…)
Tag:chimera, luna, spazi, vuoti
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Mercoledì, 2 Dicembre 2009
Condominio
Ho un ricordo. Ero ragazzino di dodici tredici anni e vivevo con la mia famiglia in un condominio della zona residenziale di Catania.
Il condominio è formato da numerosi palazzi viola disposti in cerchio come lungo una circonferenza immaginaria. Sembra essere sugli spalti di un anfiteatro al cui centro sorge uno spazio verde e un campo da tennis in asfalto. Lungo un lato dell’arco condominiale c’è una terrazzone sopraelevato: spazio lungo e dritto che termina in uno slargo circolare. Quando da bambino andavo a giocare nel terrazzone sembrava che uscissi fuori dagli spogliatoi di uno stadio di calcio. (more…)
Tag:calcio, catania, condominioo, Lendel, McEnroe, spazio pieno, spazio vuoto
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Martedì, 1 Dicembre 2009
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Venerdì, 27 Novembre 2009
Elenco n°2
C’è anche uno spazio che è immobile, la nostra civiltà e la scienza vi scorrono sopra ignorandolo. È in decomposizione. Ma sempre meno estraneo all’uomo, forse città invisibili e felici. Questo spazio è l’eterotopia del paradosso della contemporaneità: il desiderio di fuga. Qui è possibile pensare all’assenza del “tutto uguale”, alla libertà dai vincoli di una vita sicura, sedentaria e inutile: c’è un sentimento di appartenenza a un’idea di mondo .
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Tag:città invisibile, eterotopia, spazio vuoto
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